21 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Politiche vaticane

I Vaticanisti: «Si è aperta la battaglia del Conclave»

Se chi dovrebbe informare non mette un limite deontologico alla propria licenza scandalistica, ecco allora che il giornalismo diventa un'arma pericolosissima, forse perfino una minaccia profetica, per i lettori ignari e distratti

ROMA - «La storia insegna che quando un Papa comincia ad invecchiare e la sua salute inizia a subire i colpi degli anni, si dà il via alle voci sulla sua morte. Sia per la minaccia di un attentato o per qualsiasi malattia. Ma queste sono considerazioni che non vanno ascoltate». Così, il vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli commenta in un'intervista su www.formiche.net la pubblicazione del documento pubblicato da Il Fatto, dove si afferma Benedetto XVI morirà tra 12 mesi. «La storia si ripete. La mia esperienza mi dice che è normale che questo presunto documento esca adesso. È successo con gli altri Papi. Con Benedetto XVI siamo arrivati a quella fase nella quale si cominciano a svelare complotti inesistenti», spiega lo scrittore e giornalista.

Secondo Paolo Rodari, vaticanista de Il Foglio, «l'appunto pubblicato dal Fatto è autentico. È stato effettivamente ricevuto dalla Segreteria di Stato, dove dopo una prima lettura non gli si è dato troppo peso, anche se lo si è trasmesso al Pontefice. Di lettere e documenti siffatti ne arrivano molti sui tavoli delle gerarchie della Santa Sede e moti di questi lasciano il tempo che trovano». Ciò che invece è da annotare, sottolinea Rodari, «è il fatto che in questi giorni dalla Santa Sede sembra uscire di tutto: lettere anonime, lettere infanganti altre persone, insomma sembra di essere nel pieno di una battaglia tra fazioni contrapposte. E forse è questo il senso di tutte queste vicende: la battaglia per il futuro Conclave è aperta».

Sempre sul sito www.formiche.net, Benedetto Ippolito spiega che ci sono false profezie e vere minacce. «E, di solito, le uniche vere profezie che esistono sono precisamente le false minacce». Il docente della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, sostiene che il documento svela, «semmai, che quando chi dovrebbe informare non mette un limite deontologico alla propria licenza scandalistica, ecco allora che il giornalismo diventa un' arma pericolosissima, forse perfino una minaccia profetica, per i lettori ignari e distratti».