13 giugno 2024
Aggiornato 06:00
Il naufragio della Costa Concordia

Schettino: L'inchino era uno spot commerciale per la Costa Crociere

Il Comandante al Gip di Grosseto: Costa Crociere sapeva tutto. Spunta la competizione con un altro comandante. Il Codacons avvia «class action» internazionale. Gabrielli: Forse c'erano clandestini a bordo. I test ambientali danno finora «esiti negativi»

GROSSETO - Passare così vicino all'isola del Giglio, facendo quella manovra a gomito nota come 'inchino' sarebbe una trovata commerciale della Costa Crociere: è l'accusa di Francesco Schettino rivolta alla compagnia armatrice della Costa Concordia, nel corso dell'interrogatorio di garanzia di lunedì scorso.
«Ci sono altre responsabilità», ha detto Schettino al Gip di Grosseto, ricostruendo le cause del naufragio davanti all'isola del Giglio. Quella dell'inchino è «una prassi ricorrente in tutto il mondo» e Costa Crociere ne era a perfettamente a conoscenza, accusa Schettino. Quanto alla manovra di avvicinamento, che ha preceduto il disastro della Concordia, il 13 gennaio, il comandante della Concordia ha raccontato che l'inchino «era stato pianificato e voluto» dalla compagnia armatrice.
Schettino, peraltro ora sospeso dal servizio da Costa Crociere, ha anche accennato al fatto che la manovra sarebbe stata una risposta ai virtuosismi di un altro comandante della Concordia, Massimo Garbarino. Per il suo saluto ravvicinato al Giglio, nell'agosto del 2011, fu ringraziato dal sindaco Sergio Ortelli, che in un e-mail parlava di una «tradizione irrinunciabile». In definitiva, Schettino nell'interrogatorio non nega la pericolosità della manovra, ma chiede che si riconosca la consapevolezza e quindi la corresponsabilità della Costa Crociere.

Testimone: Alle 23 e 45 Schettino era a bordo -  «Alle 23 e 45 ho visto il comandante che stava aiutando alcuni passeggeri a salire sulle scialuppe di salvataggio sul ponte 3, a prua». Lo ha detto questo pomeriggio a Genova la responsabile del servizio clienti di Costa Concordia, Katia Keyvanian, a margine del corteo di solidarietà organizzato dai dipendenti della compagnia per i passeggeri ed i colleghi dell'equipaggio, coinvolti nella tragedia dell'Isola del Giglio.

Il Codacons avvia «class action» internazionale - Dopo il gravissimo incidente che ha coinvolto la nave da crociera Costa Concordia, naufragata nei pressi dell'Isola del Giglio, il Codacons lancia oggi, in collaborazione con i due studi americani Napoli Bern Ripka Shkolnik LLP e Proner e Proner, una class action direttamente a Miami, negli Usa, contro la Costa e la Carnival. L'iniziativa - si spiega in una nota - è diretta a far ottenere ai passeggeri dell'imbarcazione il risarcimento per tutti i danni subiti. Si aspetta che la Corte Americana rifonda almeno 125 mila euro a passeggero, sino a 2 o 3 volte tanto per casi specifici e sino a oltre un milione di euro nei casi più gravi.

Francesco Tanasi Segretario Nazionale Codacons, spiega: «La class action è rivolta non solo agli italiani ma ai cittadini di qualunque nazionalità che si trovavano a bordo della nave. Tutti coloro che si trovavano a bordo della nave hanno diritto ad essere risarciti non solo per i danni materiali subiti (costo vacanza, beni personali persi o danneggiati, e ogni eventuale danno fisico), ma anche per quelli morali, come la paura e il terrore subiti, e per i rischi corsi in relazione all'incolumità fisica. E' inammissibile che, nonostante le sofisticatissime strumentazioni a bordo di tali navi, installate proprio per evitare scontri e incagliamenti, si verifichino simili incidenti».
Aderendo all'azione si potrà, sulla base di successive istruzioni, entrare anche come parti civili nel processo penale in corso a Grosseto, nel quale il Codacons è già costituito come parte offesa, al fine di chiedere i danni ai responsabili diretti come il comandante Schettino e gli altri ufficiali di bordo. «Ovviamente questa azione non esclude una successiva class action anche in Italia e una azione di risarcimento danni in base al codice del processo amministrativo contro le capitanerie di porto e altre pubbliche amministrazioni che hanno omesso i doverosi controlli diretti a prevenire incidenti di questo genere».

Gabrielli: Forse c'erano clandestini a bordo - Tra le 12 vittime accertate nel naufragio della Costa Concordia, vi sarebbe anche quello di una persona non ancora identificata e che probabilmente non era registrata a bordo. E' quanto ha precisato oggi il Capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, che ha tenuto a sottolineare come potrebbero esserci state a bordo della nave alcune persone, di fatto, clandestine. Ad ogni modo, sul computo esatto dei passeggeri, dei membri dell'equipaggio, del personale di bordo, e quindi dei dispersi, resta parte di quell'incertezza, che si era manifestata già all'indomani del naufragio, avvenuto il 13 gennaio. Proprio per questo, i corpi ritrovati all'interno della Costa Concordia, in attesa di essere identificati, non possono essere automaticamente tolti dal conteggio dei dispersi: Gabrielli invita tutti ad «astenersi da operazioni di sottrazione matematica». Tali operazioni matematiche «possono solo confondere ulteriormente le idee»,perché «non abbiamo la certezza che le persone non identificate corrispondano all'elenco dei dei dispersi».

I test ambientali danno finora «esiti negativi» - Al momento i test di tossicità delle acque intorno al relitto della Costa Concordia danno «esiti negativi». Lo ha comunicato il Capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, che è al Giglio con l'incarico di commissario del Governo per far fronte anche all'emergenza ambientale, dopo che la nave si è incagliata davanti al porto dell'isola lo scorso 13 gennaio. Gabrielli ha spiegato che «nella riunione del comitato scientifico alle 15 si studieranno possibili contromisure», nell'eventualità che i test dovessero prima o poi risultare positivi. Ad ogni modo, «siamo pronti a raddoppiare il monitoraggio anti-inquinamento». Ai tecnici regionali dell'Arpat si sono affiancati quelli dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Contaminazione sì, ma livelli non tossici - Il relitto della Costa Concordia sta necessariamente contaminando, anche con la sua semplice presenza, le acque davanti al porto dell'isola del Giglio. Ma, ha tenuto a precisare oggi, Franco Gabrielli, i «test tossici» sono negativi. Questo vuol dire, spiegano alcuni tecnici al lavoro per il comitato scientifico presieduto dal Capo della Protezione Civile, che né gli idrocarburi né le sostanze più pericolose per la salute sono fuoriuscite dalla nave. E che quelle fuoriuscite finora, di minore impatto per l'ambiente, non sono in quantità tale da destare al momento una minaccia. I test hanno comunque evidenziato la presenza di detersivi e disinfettanti. Dai dati Arpat emergono «elementi significativi ma non preoccupanti di tensioattivi (detersivi) e sostanze clorurate (disinfettanti)». Gabrielli ha poi spiegato che «il comitato scientifico studia possibili contromisure», nell'eventualità che i test dovessero prima o poi risultare positivi. Ad ogni modo, «siamo pronti a raddoppiare il monitoraggio anti-inquinamento».