21 settembre 2019
Aggiornato 02:30
Giustizia | Emergenza carceri

Arresti a domicilio, riformulato l'emendamento al decreto

E' stato riformulato l'emendamento al decreto Severino che prevede di lasciare in custodia domiciliare gli arrestati per reati minori destinati al giudizio direttissimo di fronte al giudice monocratico. Resta priorità alla custodia in casa, introdotte delle eccezioni

ROMA - E' stato riformulato l'emendamento al decreto Severino che prevede di lasciare in custodia domiciliare gli arrestati per reati minori destinati al giudizio direttissimo di fronte al giudice monocratico. Il provvedimento del Governo prevedeva originariamente l'uso delle camere di sicurezza di caserme e questure, ma nel corso dell'esame in commissione al Senato i relatori Filippo Berselli (Pdl) e Alberto Maritati (Pd) hanno concordato una norma che privilegiava la destinazione a domicilio degli arrestati, e solo in seconda istanza l'uso delle celle di sicurezza.

Il Governo però ha lavorato per ottenere una modifica, che nella nuova formulazione introduce l'articolo 123 bis nel Codice di procedura penale e che precisa meglio che l'uso delle camere di sicurezza è limitata ai casi in cui «sussista la pericolosità dell'arrestato». In subordine l'arrestato potrà essere destinato alla casa circondariale del luogo dove è stato effettuato l'arresto «qualora sussistano l'incompatibilità della persona arrestata con la permanenza nelle camere di sicurezza o altre ragioni che ne impediscano l'utilizzo». Un possibile spiraglio, pare, per quelle strutture di polizia che avessero difficoltà a organizzare la custodia degli arrestati e la relativa sorveglianza.