25 febbraio 2021
Aggiornato 14:00
All'indomani della giornata parlamentare che ha visto il governo incassare la 53esima fiducia

Il PDL Veneto scosso dalle «defezioni» di Destro e Gava

Alla vigilia delle espulsioni, interrogativi sulla posizione di Galan. Il segretario politico, Angelino Alfano ha stigmatizzato il comportamento dei due esponenti veneti del centrodestra

VENEZIA - All'indomani della giornata parlamentare che ha visto il governo incassare la 53esima fiducia, i riflettori rimangono puntati sul Pdl Veneto. Due dei quattro voti mancati all'appello alla conta parlamentare di ieri tra le fila dei deputati azzurri, spiccano infatti due parlamentari veneti di provata lealtà berlusconiana. Ma anche, in sottordine, di antica fede «galaniana».

I due protagonisti del voltafaccia parlamentare sono Giustina Destro, già sindaco di Padova e Fabio Gava assessore nelle giunte guidate dall'allora governatore veneto e oggi ministro, Giancarlo Galan. Il segretario politico, Angelino Alfano ha stigmatizzato il comportamento dei due esponenti veneti del centrodestra. Ieri in serata il coordinatore del Pdl regionale, Alberto Giorgetti aveva già annunciato la prossima espulsione dei due dissidenti, i quali dal canto loro avevano già prenotato la loro iscrizione nel gruppo misto.

Una presa di posizione molto netta e in campo aperto quella di Gava e Destro, che sta facendo discutere dietro alle quinte i colonnelli azzurri in Veneto. Il dubbio che serpeggia tra le fila del Pdl è che dietro alla scelta di Gava possa esserci la sotterranea benedizione del ministro dei beni culturali Giancarlo Galan, con cui il parlamentare trevigiano ha condiviso ogni tappa del suo percorso politico. Quasi due vite parallele, dal minoritarissimo Pli delle origini fino alla militanza in Forza Italia e poi nel Pdl.

TMNews che ha interpellato Gava sulla sua decisione in totale contrasto con quella del ministro Galan, ha ricevuto dall'esponente azzurro una risposta molto laconica: «Ne abbiamo discusso molto ma Galan risponde per sé e io ho le mie opinioni».

Posizione analoga è ascrivibile anche all'altra dissidente, Giustina Destro, che pure in passato era stata sostenuta e difesa in solitaria da Galan all'epoca in cui la parlamentare veneta vedeva messa in forse la sua ricandidatura a sindaco di Padova. Galan, forse sollecitato dalle alte stanze del suo partito, ha ieri sera affidato a una nota il proprio rammaricato distinguo dal comportamento dei due parlamentari, che però, con una chiusa cavalleresca, ha ritenuto meritevoli dell'attenzione circa il genuino disagio che li ha mossi alla scelta di non votare la fiducia.

Eppure i dubbi in terra veneta continuano a crescere, in considerazione anche del precedente che vide, circa un anno fa, il braccio destro del ministro Franco Miracco, aderire al movimento trasversale di Massimo Cacciari, «Verso Nord».

La profonda sintonia di Galan, poi, con il coté industriale veneto, instilla sospetti circa la possibile affinità con le prospettive terziste che stanno orientando gli umori dei principali capitani d'industria del Nord Est. Resta il fatto che il ministro Galan non può essere tacciato di insubordinazione verso il capo. Tuttavia non ha mai risparmiato commenti salati e critiche pungenti nei confronti dei ministri Tremonti, Sacconi e di altri esponenti del governo. Riservandosi una libertà di giudizio e di parola ( e forse di movimento) inconsueta per l'entourage del presidente del consiglio.