14 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

Bankitalia-sviluppo, Berlusconi al Colle nella tenaglia dei veti incrociati

Berlusconi vede a palazzo Grazioli Bini Smaghi, l'esponente italiano che siede nel board della BCE. Tensione sul dl crescita. Evitato un psicodramma sulla legge di Stabilità

ROMA - Lapalissiano. Per nominare il nuovo Governatore della Banca d'Italia «c'è tempo fino al primo novembre». Eppure la risposta che Silvio Berlusconi riserva ai giornalisti che gli chiedono se ci siano novità sul successore di Mario Draghi è tanto inconfutabile quanto sintomatica. Sintomatica perchè in fondo, secondo quanto viene riferito, è un po' il senso di quello che il presidente del Consiglio ha detto anche a Giorgio Napolitano nell'incontro al Colle che ha seguito la fiducia della Camera al governo e il Consiglio dei ministri che ha varato le legge di Stabilità e il Rendiconto dello Stato in versione 2.0.

Un colloquio, quello al Quirinale, che si sarebbe svolto in un clima «formale». In cui il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, avrebbe fatto intendere che se la verifica può aver chiuso il capitolo del recente incidente parlamentare, non per questo il Governo non deve sentirsi in dovere di dare prove di «credibilità» sia sulla legge di Stabilità che sul provvedimento per lo Sviluppo.

Ma grande attenzione sarebbe stata appunto dedicata al nodo Bankitalia. Prima di recarsi al Colle, d'altra parte, Berlusconi ha incontrato a palazzo Grazioli Lorenzo Bini Smaghi, l'esponente italiano che siede nel board della Bce, ruolo che dovrebbe lasciare dal primo novembre quando Draghi diventerà il numero uno di Francoforte. Se questo non accadesse sarebbe una bella figuraccia per l'Italia che si era «impegnata» in sede internazionale a liberare quel posto a favore di un esponente della Francia che altrimenti non avrebbe rappresentanti. Secondo fonti di maggioranza, da parte di Bini Smaghi ci sarebbero delle resistenze dovute alla speranza di ottenere in futuro un ruolo «all'altezza». Sarà anche per questo che il suo nome continua a circolare nella rosa dei papabili prossimi Governatori di Bankitalia, insieme a Fabrizio Saccomanni, al «tremontian-bossiano» Vittorio Grilli, più altri eventuali outsider. Pare tuttavia che Berlusconi non abbia presentato alcuna rosa di nomi al Quirinale. Di fronte alla sollecitazione di Napolitano a «fare presto», il premier si sarebbe descritto come in una 'tenaglia' di veti incrociati, in mezzo ai quali si trova a dover mediare cercando di fare la scelta migliore.

E mediare è più o meno il destino che tocca al presidente del Consiglio anche sul testo dell'atteso decreto Sviluppo. Oggi il Cavaliere ha assicurato che sarà varato la settimana prossima. Ma la questione se sarà a costo zero (come vuole il ministro dell'Economia) oppure avrà risorse (come chiede lo stesso premier e buona parte del governo e della maggioranza) è ancora tutta aperta. Il provvedimento di fatto è ancora in altomare e ciononostante su di esso si sono catalizzate le attenzioni un po' di tutti. Compresi quegli scajoliani che oggi sono rimasti fedeli al governo ma che su quel provvedimento già annunciano battaglia.

D'altra parte i rapporti tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti continuano a ondeggiare tra la sopportazione e la necessità di collaborare. Almeno oggi, comunque, il premier è riuscito a evitare uno psicodramma in Consiglio dei ministri sulla legge di Stabilità. Il Cavaliere in mattinata aveva messo le mani avanti. «Saranno necessari tagli dolorosi per i ministeri». La più combattiva della vigilia era Stefania Prestigiacomo, fortemente penalizzata dalle decurtazioni. Ma anche Maria Stella Gelmini e Altero Matteoli avrebbero espresso qualche rimostranza. Rientrata anche in virtù dell'impegno a «rimpolpare» le casse dei loro ministeri il prossimo anno. Tanto che alla fine il ddl è stato votato all'unanimità.