21 settembre 2019
Aggiornato 17:00
Al Senato continua l'ostruzionismo dell'opposizione

Giustizia, si va a martedì su intercettazioni e processo breve

Tutto rimandato alla prossima settimana, quindi, ma con il primo scoglio già bell'e pronto al Senato, dove si sta inutilmente cercando da due giorni di chiudere in commissione Giustizia l'esame

ROMA - «Mo' tenimme altro da fa'», tagliano corto quelli che nel Pdl si occupano di giustizia, quando si cerca di capire quale sarà l'immediato futuro dei due nodi da sciogliere in materia, processo breve e ddl intercettazioni. L'unica cosa certa, infatti, è che questa settimana i due dossier rimarranno chiusi nei rispettivi cassetti, isto che domani la Camera sarà impegnata nel voto di fiducia sulle dichiarazioni rese oggi dal presidente del Consiglio, voto che comunque strozza le iniziative della maggioranza, in cerca di nuovi pezzi.

Tutto rimandato alla prossima settimana, quindi, ma con il primo scoglio già bell'e pronto al Senato, dove si sta inutilmente cercando da due giorni di chiudere in commissione Giustizia l'esame delle norme sulla prescrizione breve, nonostante l'ostruzionismo portato avanti dalle opposizioni. Anche oggi, infatti, la seduta si è conclusa con una fumata nera e una discussione sugli emendamenti resa lunghissima e improduttiva dagli interventi fiume dei senatori di minoranza.

Questo ha suscitato il disappunto del presidente Filippo Berselli, già da ieri sugli scudi per un atteggiamento dell'opposizione «che giudico pretestuoso». «Anche oggi - ha detto - si va avanti con questa estenuante maratona collettiva al rallentatore». Visto che la seduta delle 17,30 di oggi è dedicata ad altro argomento, bisognerà quindi aspettare martedì per sapere cosa succederà. Soprattutto, ha chiarito Berselli, vedremo che «atteggiamento assumerà il Pd la prossima settimana», ma sia chiaro che se «l'opposizione prosegue con l'ostruzionismo, nella stessa seduta di martedì mattina annuncerò che non vado avanti con i lavori perchè è impossibile proseguire» e «rimetterò la palla nelle mani della conferenza dei capigruppo. Sciogliessero loro la matassa, magari decidendo di far approdare il provvedimento in Aula senza relatore».

Parole che, però, non sembrano scalfire la posizione assunta dall'opposizione: «Lo scontro su questo ddl non si interromperà. Noi non molliamo. Andremo avanti con l'ostruzionismo oggi, la prossima settimana e poi ancora a seguire», ha detto Felice Casson (Pd), che questa mattina, assieme ad altri senatori democratici, ha incontrato il presidente Renato Schifani per metterlo al corrente di quanto sta accadendo in commissione.

Sul fronte intercettazioni, poi, la matassa è ancora più ingarbugliata, visto lo stop imposto al ddl dopo la debacle della maggioranza sul rendiconto ma, soprattutto, visto che il testo è in commissione Giustizia alla Camera, dove i numeri della maggioranza sono molto più fragili e dove la presidente, Giulia Bongiorno, ha rimesso il proprio mandato di relatore in aperto conflitto con la maggioranza. Per questa settimana, però, niente da fare: tutti gli incontri e i vertici sono stati rinviati a martedì prossimo, quando i maggior enti del Pdl, probabilmente insieme alla Lega, si vedranno per fare il punto alla luce anche di quanto accadrà domani alla Camera, impegnata nel voto di fiducia sulle dichiarazioni rese oggi dal presidente del Consiglio.