30 luglio 2021
Aggiornato 04:00
Non sarà il Carroccio a far mancare i voti al Governo

Governo: Bossi, per ora regge. Ma a gennaio comunque verifica

La bocciatura del bilancio dello Stato è dovuta «solo a un piccolo infortunio, nulla di politico». Ma Reguzzoni: «Serve chiarezza». Maroniani: «Così non si va avanti

ROMA - «Per adesso» il governo non crolla, «per adesso» va avanti. Anche perchè la bocciatura del bilancio dello Stato è dovuta «solo a un piccolo infortunio, nulla di politico». Umberto Bossi minimizza quanto accaduto oggi alla Camera, anche perchè l'«infortunio» ha coinvolto anche lui, assente perchè a parlare in Transatlantico con i cronisti. Ma è attento a farcire il suo ragionamento di limiti temporali: «Per adesso» è il refrain del leader della Lega, che non si sbilancia sulla durata dell'esecutivo: «Non lo so, non sono un mago». Perchè l'insofferenza dei leghisti sta raggiungendo il limite, tanto che il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni invoca un voto di fiducia che chiarisca la situazione: «E' un voto di chiarezza. Uno ti chiama per nome e tu devi dire sì o no. Noi siamo sempre favorevoli a questo». E poco prima aveva auspicato il ritiro del ddl intercettazioni perchè alla Lega «interessa lo sviluppo del Paese».

Insomma, non sarà il Carroccio a far mancare i voti al governo, ma i leghisti sono spettatori più che interessati di quanto sta accadendo nel Pdl e tra i Responsabili. Con la convinzione che sia necessario un cambio di passo che inizia a fare breccia anche tra i deputati vicini al cosiddetto 'cerchio magico': «Non siamo qui a difendere nessuno e non abbiamo firmato contratti. Se serve un nuovo governo per fare le riforme, noi non abbiamo pregiudiziali e siamo pronti a spendere anche il nome di Maroni per questo. L'importante è che sia questo lo scopo del nuovo governo, e non semplicemente fare una legge elettorale e andare al voto, dopo aver 'bruciato' il nostro ministro più popolare». Insomma, e questa è valutazione comune nella Lega, un governo che veda l'allargamento solo ai centristi, con l'obiettivo di arrivare fino al 2013.

Perchè anche i maroniani vedono come fumo negli occhi la prospettiva di un governo tecnico che si limiti alla legge elettorale: «Rischieremmo di ritrovarci con una legge fatta apposta per farci fuori». E dunque «fino a gennaio non succede niente, almeno non per colpa nostra». Se poi lo strappo dovesse arrivare prima per mano di Scajola, Pisanu e degli altri malpancisti Pdl, «ci sederemo al tavolo con due alternative: o il governo che auspichiamo, o al voto subito».
Ma se Berlusconi dovesse ottenere ancora una volta la fiducia, almeno per i maroniani cambierebbe poco: «A gennaio si dovrà verificare cosa stiamo a fare al governo, perchè così non si può andare avanti. Se il decreto sviluppo sarà una scatola vuota, se la maggioranza non sarà in grado di portare avanti le riforme necessarie, non possiamo restare e farci tirare a fondo da Berlusconi e dal Pdl». Anche perchè «dopo il congresso di Varese la sofferenza è ai massimi».

E proprio al caso Varese è stata dedicata la riunione di oggi, con Bossi che ha ribadito la linea della «trappola» organizzata dai «fascisti», e criticato Giancarlo Giorgetti per «non essersi accorto di niente quando certi personaggi entravano in Lega». Un'accusa che i maroniani lasciano cadere: «L'ha detto senza acredine», per poi ricordare che «era Reguzzoni il segretario provinciale quando sarebbero entrati i 'fascisti'...». Ai deputati riuniti nella sala Salvadori, Bossi ha poi riaffermato la sua leadership, spiegando che sarà lui a «scegliere i prossimi parlamentari». Una determinazione che qualche allarme lo desta nei maroniani, soprattutto per il possibile congresso 'nazionale' della Lega Lombarda, guidata da Giorgetti: «L'obiettivo dei 'cerchisti' resta sempre la testa di Giancarlo, tutto è nato da lì. E potrebbero riprovarci. Ma la Lega Lombarda non è la provincia di Varese...».