28 gennaio 2020
Aggiornato 11:00
Occhi puntanti sul Ministro dell'Interno

Bersani: «Il Governo non cade su Milanese». Primo contatto con Maroni

Il leader dei Democratici: «Mozione di sfiducia prematura, non vogliamo far avvitare la maggioranza»

ROMA - Non è sul voto per l'arresto di Milanese che il governo deve cadere, deve essere Silvio Berlusconi a fare un passo indietro per il bene del paese. Pier Luigi Bersani non crede che domani sarà l'ora X del governo e lo ripete a chi si interroga sull'atteggiamento che la Lega assumerà domani sulla richiesta d'arresto del braccio destro di Tremonti. E gli occhi sono tutti puntati su Roberto Maroni che in 48 ore ha «consultato» il Colle, la seconda carica dello Stato e il leader dell'opposizione, comportandosi come se fosse il candidato in pectore per un nuovo governo.

Per tutta la giornata di oggi a Montecitorio circolavano voci sulle «ore contate» per il governo del Cavaliere, soprattutto dopo la notizia che sarebbe salito al Colle, ma l'incognita principale è come accadrà. Bersani ha ribadito la richiesta di dimissioni al premier: «Spero che Berlusconi si dimetta prima del voto su Milanese per salvare la dignità del paese, che faccia quel passo indietro che esprime generosità e consapevolezza, sapendo che non cadiamo nel vuoto - ha spiegato Bersani -. Noi per quanto sia rischioso siamo pronti, in nome del paese, a prenderci la responsabilità di una transizione».

Il leader del Pd prende atto che «in queste ore dal mondo e finalmente anche dall'Italia, in luoghi che non sono solo l'opposizione, viene fuori la consapevolezza che o noi creiamo un fatto politico oppure possiamo anche fare misure per la crescita cinquantennali ma non riusciremo a riprendere la nostra strada, a ridarci credibilità». Quasi un riferimento all'incontro chiesto stasera dal premier a Napolitano per presentargli le misure per la crescita. Il leader del Pd però pensa che sia dalla maggioranza che deve partire l'iniziativa per un cambio a palazzo Chigi, perciò ieri ha rivolto un appello a Pdl e Lega. E tuttavia i tempi non gli sembrano ancora maturi nel centrodestra: «Non credo abbiano maturato la consapevolezza che siamo davvero in una situazione drammatica». Ecco perchè ritiene che non sia il momento di presentare una mozione di sfiducia al governo: «Non escludiamo niente che possa favorire un cambiamento ma bisogna valutare come le iniziative dell'opposizione possono determinarlo o altrimenti rischiamo di provocare un ulteriore avvitamento della maggioranza». Parole pronunciate proprio dopo un lungo colloquio avuto con Maroni alla buvette.

Le mosse del ministro dell'Interno, che oggi si è fatto vedere a colloquio anche con Walter Veltroni e altri deputati del Pd, vengono lette ovviamente con grande interesse. «Maroni si sta muovendo» notano i deputati del Pd, ma non è detto che lo show down sia già domani. «La preoccupazione del titolare del Viminale è quella di non spaccare il partito - dicono le stesse fonti Democratiche - ma nello stesso tempo Maroni percepisce il malessere della base per la difesa di Milanese, malessere che potrebbe acuirsi ulteriormente quando si tratterà di difendere il ministro Saverio Romano accusato di reati legati alla mafia». E infatti nel Pd l'incontro di oggi tra Umberto Bossi e il presidente del Consiglio viene interpretato come una blindatura della Lega da parte del suo leader.

Nel Pd serpeggia poi anche il timore di vedersi alla fine addossata la responsabilità per l'esito della voto su Milanese, come maliziosamente si insinuava oggi alla Camera, a causa di alcuni «franchi tiratori» particolarmente garantisti. Anche per questo Bersani ci ha tenuto a garantire sulla compattezza dei suoi. «Non ci sono dubbi su come voterà il Pd perchè per noi Deputati e immigrati sono uguali».