13 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Pirateria marittima

Savina Caylyn, l'ultimatum dei rapitori: riscatto o tortura

Il comandante della petroliera tiene contatti quotidiani con la moglie

ROMA - I pirati somali che dallo scorso febbraio tengono in ostaggio l'equipaggio della petroliera Savina Caylyn hanno lanciato un ultimatum: o le trattative avanzano in modo significativo entro questa settimana o cominceranno a torturare i sequestrati. Lo ha riferito da Trieste Adriano Bon, il padre di Eugenio, uno dei tre ufficiali italiani prigionieri dei pirati, citato dal sito d'informazione PeaceReporter.

Ieri sera, stando alla fonte, i pirati avrebbero consentito a Giuseppe Lubrano, il comandante della petroliera di telefonare ai propri familiari ai quali avrebbe riportato l'ultimatum. Sarebbe stata la moglie del comandante Lubrano, Nunzia, a ricevere la telefonata. Durante questa settimana i pirati consentiranno al marito, ha fatto sapere la donna, di telefonarle quotidianamente. Lubrano - si legge sempre su PeaceReporter - ha riferito che quando la nave viene sorvolata da un elicottero dei militari, i pirati legano tutto l'equipaggio puntando sui marittimi le armi, pronti a fare fuoco in caso di attacco.

In un comunicato, sabato palazzo Chigi ha precisato che per ora «non si è percorsa la strada dell'intervento militare per la liberazione degli ostaggi su specifica richiesta delle famiglie» e che il governo italiano «non può sostenere alcuna azione che si traduca in favoreggiamento del fenomeno della pirateria». La Farnesina, proseguiva la nota, ha messo in campo «tutte le risorse disponibili sul piano dell'azione diplomatica e internazionale» e il ministero della Difesa sta monitorando le condizioni della petroliera e «per quanto possibile, dell'equipaggio attraverso il cacciatorpediniere Andrea Doria». Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica sarà presto nell'area mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini dovrebbe incontrare nelle prossime ore a New York, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, il primo ministro somalo Abdiweli Mohamed Ali.