21 aprile 2021
Aggiornato 00:30
Emergenza immigrazione

Lampedusa, proseguono gli sbarchi: arrivati 98 tunisini

A bordo del barcone c'era anche una donna. Save the Children: «L'accoglienza a Lampedusa inadeguata a minori». Mons. Vegliò: «No alle politiche ostili alle diversità»

PALERMO - Prosegue a Lampedusa la nuova ondata migratoria dal Nordafrica che nei giorni scorsi ha portato sull'isola centinaia di extracomunitari tunisini. All'1 e 40 della scorsa notte un barcone con a bordo 98 maghrebini, tra cui una donna, è approdato al molo Favaloro scortato da una motovedetta della Guardia di finanza.
Gli immigrati, in buone condizioni di salute, sono stati assistiti sulla banchina del porto e trasferiti al centro d'accoglienza dell'isola.

Save the Children: «L'accoglienza a Lampedusa inadeguata a minori» - Le condizioni di accoglienza sull'isola di Lampedusa sono inadeguate ai minori stranieri. Lo sottolinea in una nota Save the children, chiedendo il «tempestivo trasferimento» dei minori in strutture adeguate per l'accoglienza di lungo periodo e la possibilità di svolgere attività all'esterno durante la permanenza. Negli otto sbarchi avvenuti negli ultimi due giorni a Lampedusa, 58 minori stranieri non accompagnati e 4 accompagnati sono approdati sull'isola. Sono tutti di nazionalità tunisina, prevalentemente di età compresa tra 17 anni e i 16 anni, ma ci sono anche minori di 15 anni. Sono pertanto attualmente 118 i minori non accompagnati e 5 quelli accompagnati trattenuti sull'isola, di cui 28 alla ex Base Loran.
«Le condizioni di accoglienza sull'isola rimangono molto critiche - spiega Save the children - : le strutture che attualmente ospitano i minori sia accompagnati che non accompagnati non possono garantire standard minimi di accoglienza, soprattutto in situazioni di permanenza prolungata».
L'organizzazione sottolinea come in particolare nel Cpsa le condizioni igienico-sanitarie e alloggiative siano molto critiche. I posti letto sono insufficienti e ci sono minori anche che costretti a dormire su materassi all'aperto, mentre i servizi igienici non sono in numero adeguato a rispondere alle esigenze dei presenti, situazione che ne determina il mal funzionamento.
Inoltre, il sovraffollamento e il prolungato trattenimento dei migranti adulti sono la causa di situazioni di tensione cui i minori assistono ripetutamente. Occorre pertanto garantire, chiede l'associazione, che non vi sia promiscuità tra adulti e minori e che vi siano strutture dedicate esclusivamente all'accoglienza di nuclei familiari e donne sole. Infine, benché dall'inizio di luglio le autorità competenti abbiano garantito il trasferimento di oltre 750 minori non accompagnati da Lampedusa, principalmente in strutture temporanee, Save the Children evidenzia come tali trasferimenti rimangano comunque ancora troppo lenti. Lo stesso avviene per il trasferimento da tali strutture in comunità di alloggio definitive, passo indispensabile per avviare un percorso di integrazione ed efficace protezione.

Mons. Vegliò: «No alle politiche ostili alle diversità» - In questo periodo che «può essere definito era dell'emigrazione» si è assistito al risorgere di un'era del nazionalismo che ha fatto registrare «fatti di rifiuto e marginalizzazione sistematica e anche violenta delle popolazioni minoritarie, come pure l'adozioni di politiche ostili alla differenza culturale». La denuncia è partita da Monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti durante l'incontro internazionale della Comunità di Sant'Egidio in corso a Monaco.
«In tutti questi casi i flussi migratori sono stati percepiti come minaccia all'identità delle popolazioni autoctone» ha sostenuto Monsignor Vegliò, stigmatizzando tutte le politiche che «in modo più o meno visibile hanno incitato alla paura della diversità». «La storia dell'Europa come continente - ha poi fatto notare l'arcivescovo - è segnata dall'eredità ricevuta da vari popoli che hanno generato un'ovvia ibridazione culturale. Quindi la diversità culturale non è solo conseguenza dell'immigrazione dei giorni nostri, ma una caratteristica dell'identità europea».
Ecco perché, ha proseguito l'arcivescovo è «quanto mai necessario che i modelli educativi si rinnovino» e c'è bisogno di «insegnare a rispettare e apprezzare le varie culture, scoprendo gli elementi positivi che possono celare; aiutare a cambiare i comportamenti di paura o d'indifferenza verso la diversità; istruire all'accoglienza, all'uguaglianza, alla libertà, alla tolleranza, al pluralismo, alla cooperazione, al rispetto, alla corresponsabilità e alla non discriminazione».