26 maggio 2020
Aggiornato 06:00
Polemiche dopo l'anticipazione de «L'Espresso»

Berlusconi a Lavitola: «Resta all'estero». Ma Ghedini smentisce la telefonata

Cicchitto: «In atto uno sforzo per far dimenticare Penati». D'Alema: «Le vicende giudiziarie del Premier sono incommentabili». Ferranti (Pd): «Ghedini conferma la telefonata a Lavitola». Belisario (IdV): «Dopo l'invito alla latitanza deve dimettersi»

ROMA - Niccolò Ghedini, parlamentare Pdl e legale del premier, ha smentito la notizia della telefonata con la quale Silvio Berlusconi avrebbe consigliato al direttore dell'Avanti Valter Lavitola di restare in Bulgaria per non dar conto alla magistratura dei fatti emersi con le ultime intercettazioni su giro di escort a Palazzo Grazioli.
«Con reiterate violazioni del segreto e comunque con violazione del divieto di pubblicazione - ha detto il legale riferendosi alle anticipazioni diffuse ieri da L'Espresso - continuano ad uscire dalle indagini in corso a Napoli notizie ed atti, addirittura a volte in tempo reale rispetto agli accadimenti stessi. La notizia apparsa sul sito dell'Espresso che il Presidente Berlusconi avrebbe detto al Lavitola di non tornare è del tutto assurda ed infondata».

I fatti - Il settimanale l'Espresso aveva reso noto il contenuto di una telefonata datata 24 agosto nella quale, secondo il settimanale, il premier Silvio Berlusconi sconsiglia al direttore dell'Avanti Valter Lavitola, che lo chiama da Sofia, di rientrare in Italia e chiarire quanto a sua conoscenza davanti all'autorità giudiziaria che sta indagando sui presunti ricatti al Premier, secondo quanto rivelato in quei giorni dal settimanale «Panorama». «Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?» avrebbe domandato Lavitola al premier. «Resta dove sei», sarebbe stata la risposta di Berlusconi, secondo quanto riferisce l'Espresso. Un invito a non rientrare in Italia del quale il Pd ha chiesto conto al Premier, auspicando una sua smentita.

Cicchitto: «In atto uno sforzo per far dimenticare Penati» - «E' stato già chiarito dall'on.Ghedini che è del tutto inaccettabile imbastire processi su ciò che ha detto Berlusconi il 24 agosto parlando con Lavitola quando c'era solo l'articolo di Panorama e nessun provvedimento restrittivo».
Lo afferma in una nota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.
«Comunque - prosegue - è evidente che ormai viviamo in una condizione del tutto inaccettabile. Una nuova edizione del Grande Fratello per cui ogni battuta detta per telefono in conversazioni private può diventare dichiarazione pubblica e ufficiale attraverso la quale si viene impiccati. Capiamo che adesso è in atto lo sforzo per far dimenticare ciò che emerge dal caso Penati e cioè che nel Pd è rimasto inalterato il sistema di potere del PCI uscito indenne da Mani Pulite e che continua anche adesso a congiungere insieme politica e affari. Berlusconi è sottoposto da tempo a forme inusitate di spionaggio e adesso è venuto il momento per tirare fuori tutto il materiale così accumulato, magari manipolandolo anche opportunamente».

Gasparri: «Contro Berlusconi una manovra diffamatoria» - «Qual è la competenza territoriale della Procura di Napoli nell'indagine nell'ambito della quale sono state realizzate e divulgate intercettazioni illegali ai danni del presidente Berlusconi?». Lo chiede il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, aggiungendo: «Come ha osservato l'on. Ghedini, si tenta di attuare una manovra diffamatoria usando conversazioni avvenute quando non c'era nessun provvedimento restrittivo nei confronti di Lavitola».
«Piuttosto Csm e Procura di Caltanissetta competente in materia si occupino - insiste - dell'intreccio Ciancimino junior-Ingroia. E non ci meravigliamo che esponenti del Pd difendano il figlio del boss Don Vito ed i suoi supporter».

D'Alema: «Le vicende giudiziarie del Premier sono incommentabili» - Il Paese è in grave difficoltà e «soffre l'assenza di una guida politica». Le ultime intercettazioni tra il premier e Lavitola «fanno capire di che cosa si occupa nel frattempo il presidente del Consiglio». Queste vicende, per Massimo D'Alema, ormai «sono incommentabili».
«Ormai le vicende giudiziarie di Berlusconi sono secondo me incommentabili - ha detto D'Alema a margine di un dibattito alla Festa nazionale del Pd di Pesaro -. Io ho scelto da tempo da tempo di occuparmi solo dei problemi del Paese. Ci sono talmente tanti motivi per i quali Berlusconi se ne deve andare che non c'è neanche bisogno di parlare di queste cose».
«Il Paese - ha aggiunto il presidente del Copasir - soffre drammaticamente l'assenza di una guida politica. Al massimo queste notizie ci fanno capire di che cosa si occupa nel frattempo il presidente del Consiglio».

Ferranti (Pd): «Ghedini conferma la telefonata a Lavitola» - «Più che smentire, Ghedini sembra confermare l'esistenza di telefonate recenti tra il presidente Berlusconi e Walter Lavitola. La difesa d'ufficio dell'avvocato del Premier non fa alcuna chiarezza e non dà quelle certezze sulla trasparenza e la non ricattabilità richiesta ad un capo di governo. D'altra parte non è escluso che, proprio in quei giorni, Lavitola fosse a conoscenza della notizia, già in circolazione, dell'imminente richiesta d'arresto. E poi, davanti al Lavitola che si poneva il problema di rientrare per chiarire con l'autorità giudiziaria, quale capo del governo, rispettoso delle istituzioni, avrebbe consigliato di restare all'estero invece di presentarsi quanto prima?». Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta la dichiarazione dell'avvocato Niccolò Ghedini facendo notare che, secondo l'articolo in questione dell'Espresso, «il 24 agosto, quando, Lavitola parla con Berlusconi il premier 'già in quel momento sembra essere a conoscenza, come lo erano i giornalisti del settimanale mondadoriano, del lavoro riservato dei pm napoletani e della richiesta di arresto che avevano presentato al gip Amelia Primavera'».

Paniz (Pdl): «Ha solo dato conforto a Lavitola»» - «Berlusconi ha confortato Lavitola al telefono». Cosi l'onorevole Maurizio Paniz alla 'Zanzara' su Radio 24. «La telefonata è antecedente all'avvio del procedimento giudiziale - continua il parlamentare del Pdl a Radio 24 - Berlusconi ha tranquillizzato il proprio interlocutore e non ne farei una questione così significativa a fronte di una frase di di scarsa portata. Dire a una persona di rimanere dov'è all'estero e attendere che la situazione si decanti per vedere se ci sono degli sviluppi e in che termini, mi sembra un inutile polemica».

Briguglio (FLI): «Smentita inquietante, il Premier sapeva» - «Sulla telefonata Berlusconi-Lavitola Ghedini nega l'innegabile. E anzi l'invito a Lavitola a non rientrare in Italia, prima che la richiesta di arresto fosse nota, è ancora più inquietante. Berlusconi quindi sapeva, come anche Panorama. Nell'impero berlusconiano peraltro vige la circolazione delle informazioni, diciamo così...». E' quanto dichiara Carmelo Briguglio, vice presidente dei deputati di Fli.

Belisario (IdV): «Dopo l'invito alla latitanza deve dimettersi» - «Se è vero che Berlusconi ha consigliato a Lavitola di restare all'estero, siamo di fronte ad un Presidente del Consiglio che invita alla latitanza un faccendiere su cui pendono pesanti accuse pur di tutelarsi ed evitare che l'autorità giudiziaria accerti i gravi fatti in cui è coinvolto: uno scandalo che, se confermato, impone dimissioni immediate». Lo dichiara Felice Belisario, presidente dei senatori IdV e componente del Copasir.
«Berlusconi - aggiunge Belisario - non solo si sottrae dai processi in cui è imputato, facendo approvare leggi nel suo esclusivo interesse, ma addirittura consiglia di scappare a chi è accusato di ricattarlo. È evidente che il premier ha molti scheletri nell'armadio che, se scoperti, lo finirebbero di rovinare: per questo attacca i magistrati e tenta di sfuggire alla legge. L'unica cosa che gli interessa è di curare indisturbato i suoi affari, ma - conclude l'esponente di Idv - suggerire la latitanza a chi ha molte cose da chiarire ai magistrati significa mettere sotto i piedi la credibilità delle istituzioni in un momento di drammatica difficoltà economica, politica e morale».

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