23 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
La discesa in campo dell'ex banchiere

Profumo: «Sono pronto per un Governo allargato»

«Servono misure sgradevoli, ok solo da Esecutivo di larghe intese». Bernabè: «Io in politica? Ho da fare in Telecom»

ROMA - «Non mi considero un competitor in tal senso. Se si profilasse un governo allargato, io sono qua, pronto. Ho la passione per il mio Paese e metto a disposizione quel che ho imparato. Ma non faccio un partito alla Montezemolo». Alla fine Alessandro Profumo si è candidato annunciando, a quasi un anno dall'uscita forzata da Unicredit, di essere pronto a dare il suo contributo. Tra i primi a farsi vivo con lui subito dopo, proprio l'uomo che da più di un anno si scalda sul trampolino, pronto a tuffarsi senza tuffarsi mai: Luca di Montezemolo con la proposta di un incontro ravvicinato. L'Espresso in edicola domani ricostruisce così la discesa in campo dell'ex banchiere.

Profumo respinge gli attacchi sulla sua super-liquidazione, 40 milioni di euro: «Sono stato trasparente, non considero il mio reddito una colpa». Le acquisizioni delle banche dell'Est europeo. La vendita dei derivati finanziari. Su tutto questo Maurizio Belpietro, la stampa e i politici di destra hanno già cominciato a roteare le lame: i nemici, certo. «Ma anche gli amici», assicura ironico Profumo. E spiega all'Espresso: «Non ho un programma politico. Ma delle idee sulla parte economica per un Paese con gravi problemi che deve imparare a reagire», dichiara.

Profumo parla della necessità di una manovra da 300 a 400 miliardi. E di patrimoniale, privatizzazioni, revisione della spesa, «ma in un clima di concertazione. Misure sgradevoli che solo un governo di larghe intese potrà mai fare». Ha fama di essere molto determinato, e al tempo dell'Unicredit era tacciato di grande arroganza: «Se arrogante vuol dire libero, allora lo sono; so di essere vissuto come un tipo ingombrante».

Bernabè: «Io in politica? Ho da fare in Telecom» - Una discesa in politica di Franco Bernabè in una momento delicato per la vita politica ed economica del paese come quello attuale è da escludere. A chiarirlo in un'intervista a Firstoline, è il presidente di Telecom Italia, che sgombra il campo da ogni dubbio e lapidario risponde: «La politica non è il mio mestiere e in Telecom ho ancora tantissimo da fare».
Bernabè si dice inoltre contrario a ipotesi di governi tecnici, perchè, sostiene, in una fase di «crisi epocale» la risposta può venire solo dalla politica. «Penso che occorra voltare pagina - afferma - ma l'idea di rivolgersi a manager, banchieri o imprenditori per mettere in piedi un Governo che risponda ai problemi del paese sia profondamente sbagliata: siamo di fronte a una crisi epocale e governare vuol dire soprattutto scegliere chi debba fare i sacrifici maggiori. Non è roba da tecnici, è un compito tutto politico».