19 gennaio 2020
Aggiornato 22:00
Rimpatrio in mare per 104, consegnati a tunisini

Lampedusa, sbarcate 83 persone: anche 2 donne incinte

Rivolta violenta al Cps di Pozzallo, 13 arresti. A Napoli altri 35 minori provenienti dal Nord Africa. Save the Children: «A Lampedusa in aumento gli sbarchi delle nigeriane»

AGRIGENTO - Centoquattro migranti sono stati riconsegnati alle autorità tunisine dopo essere stati soccorsi e rifocillati dalle motovedette della Guardia costiera italiana e della Guardia di finanza. Il rimpatrio, unico nel suo genere fino ad ora, è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri.
Gli uomini della Capitaneria di porto di Lampedusa hanno raggiunto il barcone dove inizialmente viaggiavano 112 migranti. Otto di loro, che necessitavano di cure mediche, sono stati portati sulla maggiore delle Pelagie.
I restanti 104, invece, sono stati accompagnati al confine delle acque territoriali dalla nave Borsini della Marina militare italiana e presi in consegna dalle motovedette tunisine.

Rivolta violenta al Cps di Pozzallo, 13 arresti - Attimi di terrore e di vera e propria guerriglia quelli vissuti la scorsa notte al Centro di primo soccorso di Pozzallo (Ragusa) dove gli extracomunitari di varia nazionalità ospitati nella struttura hanno devastato il Centro e caricato gli uomini delle forze dell'ordine impegnati nella sorveglianza. Cinque i feriti tra poliziotti, carabinieri e finanzieri: gli operatori sono stati colpiti da alcuni migranti con le spranghe di ferro sottratte ai letti a castello della struttura.
Tredici, invece, gli arresti effettuati dalle forze dell'ordine nei confronti di extracomunitari accusati di devastazione, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Al momento sarebbero una cinquantina gli ospiti della struttura riusciti a fuggire e ricercati da una task force di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Nelle prossime ore si terrà un vertice in Prefettura tra le autorità locali per eventuali nuove misure di sicurezza.

A Napoli altri 35 minori provenienti dal Nord Africa - Un altro gruppo di profughi provenienti dal Nord Africa arriverà domani a Napoli. Ai giungere nel capoluogo campano 35 minori extracomunitari non accompagnati, che saranno alloggiati temporaneamente presso l'Istituto Sant'Antonio La Palma, per essere in seguito sistemati presso case famiglie e comunità per minori. L'accoglienza e la sistemazione è stata coordinata dai servizi sociali del Comune di Napoli, d'intesa con le Questure di Napoli e di Agrigento, e la Direzione generale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
«Napoli, ancora una volta, dimostra di essere città solidale e accogliente - ha sottolineato l'assessore comunali alle Politiche sociali, Sergio D'Angelo - continuando a rispondere in modo positivo alle richieste del Governo di accogliere sul proprio territorio i casi umanitari che vengono smistati nel Paese dopo l'approdo all'isola di Lampedusa. Il nostro Assessorato - ha aggiunto - sta predisponendo, in corrispondenza con l'apertura dell'anno scolastico, percorsi di integrazione sociale e primi moduli formativi di apprendimento della lingua italiana». Con questo intervento, da metà giugno fino a oggi, a Napoli sono stati accolti circa 200 minori non accompagnati provenienti dal Nord Africa.

Rimpatrio in mare per 104, consegnati a tunisini - Centoquattro migranti sono stati riconsegnati alle autorità tunisine dopo essere stati soccorsi e rifocillati dalle motovedette della Guardia costiera italiana e della Guardia di finanza. Il rimpatrio, unico nel suo genere fino ad ora, è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri.
Gli uomini della Capitaneria di porto di Lampedusa hanno raggiunto il barcone dove inizialmente viaggiavano 112 migranti. Otto di loro, che necessitavano di cure mediche, sono stati portati sulla maggiore delle Pelagie.
I restanti 104, invece, sono stati accompagnati al confine delle acque territoriali dalla nave Borsini della Marina militare italiana e presi in consegna dalle motovedette tunisine.

Save the Children: «A Lampedusa in aumento gli sbarchi delle nigeriane» - A. è una donna di Lagos,una città della Nigeria. Voleva arrivare in Italia per trovare un lavoro. Dopo aver atteso un anno in Marocco, e dopo aver subito numerose violenze, riesce ad imbarcarsi con alcune decine di migranti e viaggia per una notte intera. All'arrivo a Lampedusa, però, insieme ai soccorsi arriva anche «la madame», la connazionale che la costringerà a prostituirsi. A. lavora per circa tre mesi sulle strade di Verona, terrorizzata dalle urla della sfruttatrice e dalle possibili conseguenze di un rito vodoo al quale è stata sottoposta in Nigeria. Solo con l'incoraggiamento di un'amica A.
decide di fuggire e troverà accoglienza in una comunità per minori. La storia di A. è solo una delle poche che hanno un lieto fine tra le tante, sempre più numerose, di giovani nigeriane, principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, che giungono in Italia sbarcando sull'isola di Lampedusa.
Fra aprile ed agosto, infatti, sono approdati sull'isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati persone, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti femmine) e 23 minori accompagnati.
E' quanto emerge da una rilevazione svolta congiuntamente da Save the Children e dall'associazione On the Road sulla tratta e lo sfruttamento sessuale dei minori.
E purtroppo «è alta probabilità che tra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento», denuncia l'ong che ha già individuato alcuni potenziali casi «che sono in fase di approfondimento».
Proprio le nigeriane (36%) insieme alle rumene (46%), sono tra i gruppi di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%).
Le ragazze nigeriane, sottolinea Save the Children, giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro Paese, sono sottoposte a un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l'attività di prostituzione alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio. Spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell'alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell'ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni, le spinge a lavorare in luoghi isolati, «il che - conclude l'ong - rende molto difficile il loro 'aggancio' da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento».