17 luglio 2019
Aggiornato 02:00
Caso Milanese

Capaldo: Un pranzo con il Ministro non è come un incontro con Riina

Il Procuratore aggiunto di Roma: «Nei miei confronti violenta aggressione mediatica»

ROMA - Non ci sono «motivi di opportunità» che possano indurre a lasciare il coordinamento delle indagini sull'Enav. E' questa la valutazione che il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, ha fatto nella comunicazione inviata al capo dei pubblici ministeri della Capitale, Giovanni Ferrara. Il magistrato nella lettera, che si compone di cinque pagine dattiloscritte, ripercorre la vicenda del pranzo che ha avuto con il ministro Giulio Tremonti il 16 dicembre dello scorso anno, che avvenne in casa dell'avvocato Luigi Fischetti ed al quale prese parte anche il parlamentare del Pdl, Marco Milanese.

Capaldo ha comunque rimesso le «deleghe» alla luce di una «aggressione mediatica» di «insolita violenza» nei suoi confronti. Il magistrato nel testo, cita una espressione usata da Vittorio Sgarbi in un editoriale. «E' stato inventato il reato di cena con ministro», spiega. E poi sottolinea: «Mai avrei immaginato che un incontro con un ministro della Repubblica potesse esser fatto passare come un incontro con Totò Riina». E quindi «al fine di contribuire ad allontanare dagli uffici della Procura di Roma riflettori troppo interessati con un'aggressione alla mia persona che si accompagna ad un'ingiusta esposizione negativa della stampa», si è deciso di fare un passo indietro.

Capaldo sottolinea sin da subito che nel corso dell'incontro con Tremonti non furono affrontati argomenti di carattere giuridico e tantomeno rispetto ai procedimenti in corso. L'aggiunto, responsabile della Direzione distrettuale antimafia della Capitale, spiega poi che Marco Milanese è stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Roma, il 5 gennaio del 2011. E dopo le dichiarazioni di Fabrizio Franco Testa e di Lorenzo Cola. (segue)