Di Pietro: Garantire la dignità delle famiglie ingannate
Interrogazione del leader Idv a Tremonti e Sacconi: «Famiglie tratte in inganno dalle informazioni poco chiare»
ROMA - «Come intendono risolvere Tremonti e Sacconi il problema dei bonus bebè, erroneamente riscossi da otto mila famiglie italiane, garantendo però la dignità di quante, tra loro, sono state tratte in inganno?» Lo chiede il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Economia e del Lavoro. Infatti, come riportato lo scorso 15 luglio dal quotidiano La Stampa, il governo ha inviato una lettera alle famiglie che, pur non avendo i giusti requisiti, hanno ricevuto il bonus di mille euro negli anni 2005 e 2006, per chiederne la restituzione con i relativi interessi.
«Molte di queste famiglie, con un ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 50.000 euro, convinte in buona fede di rispondere ai suddetti requisiti, nel 2006 si sono rivolte a un Caaf per l'assistenza necessaria alla compilazione dello stesso modulo (senza che venisse sollevata alcuna eccezione) - ricorda Di Pietro nell'interrogazione - e hanno avuto modo di ritirare senza difficoltà presso un ufficio postale l'assegno di 1.000 euro».
Pertanto, le famiglie sarebbero state tratte in inganno dalle informazioni poco chiare che il Ministero stesso aveva inviato, in quanto non si specificava se il limite massimo di reddito dovesse essere quello lordo o quello nettò. In ogni caso, nelle citate lettere viene intimata la restituzione della somma 'illecitamente' riscossa e il pagamento della sanzione amministrativa da un minimo di euro 5.000 euro un massimo di euro 26.000 euro. Nell'interrogazione, Di Pietro chiede ai ministri «se non ritengano di favorire una necessaria soluzione di tutte le questioni sopra descritte, con una dettagliata analisi dei casi e delle circostanze in questione, tesa a scongiurare l'aggravante ingiusta di una sanzione amministrativa e di una segnalazione alla procura della Repubblica, così da garantire la piena dignità di tutti quei nuclei familiari incorsi in errore non imputabili di truffa ai danni dello Stato».