5 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Caso Milanese

Ancora bufera su Tremonti. I Pm indagheranno sulle «spie»

Maggioranza fredda, l'Opposizione vuole le dimissioni del Ministro. E il Premier tace

ROMA - Giulio Tremonti ancora sotto pressione per la vicenda Milanese. Il ministro dell'Economia ha provato a chiarire personalmente la sua posizione nel caso giudiziario del suo ex consigliere politico, ma non è riuscito ancora a venir fuori dalle polemiche e dalla situazione di difficoltà degli ultimi giorni. Le opposizioni continuano a insiste nel chiedere le dimissioni, la reazione degli alleati è rimasta fredda, e con i magistrati il capitolo non è ancora chiuso: la procura di Napoli dovrebbe risentirlo per avere chiarimenti sul presunto «spionaggio» denunciato dal ministro, mentre gli inquirenti della procura di Roma stanno valutando di aprire un'inchiesta su questa vicenda.

Tremonti è intervenuto su giornali e tv per dire la sua, sostenendo di aver fatto errori ma non illeciti, di non aver rubato soldi agli italiani e di aver accettato la casa romana offerta da Marco Milanese perchè si sentiva «spiato e pedinato» nel suo lavoro. Una difesa che non ha convinto le opposizioni e ha suscitato reazioni tiepide nella maggioranza. E Silvio Berlusconi non ha detto nulla, anche se Palazzo Chigi ha smentito le indiscrezioni sulla freddezza del premier verso il titolare di via Venti Settembre. Alcuni poi hanno criticato le parole di Tremonti sul «sentirsi spiato» dalla Guardia di finanza, chiedendo perchè non abbia fatto denuncia alla magistratura. E i capigruppo del Pdl a Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, hanno espresso solidarietà alle Fiamme gialle.

La bufera sul ministro dell'Economia non si è quindi placata, con i mercati finanziari che continuano a preoccupare e lo spread tra Btp e Bund tedeschi che resta molto elevato. Una situazione che crea allarme nel mondo economico, tanto che il Sole-24Ore avanza dubbi su Tremonti e la possibilità che possa andare avanti, perchè tra gli investitori c'è il rischio che l'Italia diventi lo Stato da vendere. «Si è fatto un esame di coscienza - scrive in un editoriale il direttore del quotidiano di Confindustria - e si è chiesto se si sente nelle condizioni di credibilità per prendere ancora in mano l'iniziativa e cominciare a dare (da subito) quelle risposte sulla crescita che, peraltro, da tempo non ha voluto (o potuto) dare?».

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