Berlusconi va al Colle: Nodi manovra e Bankitalia
Quirinale: «Ok al rigore». Ma i Ministri sono contro i tagli al buio di Tremonti
ROMA - La verifica parlamentare è appena alle spalle, Silvio Berlusconi ha - almeno su questo fronte - di che festeggiare. Al Colle, nel colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier sottolinea, come aveva fatto alle Camere, che la maggioranza «è forte e coesa» ed è l'unica in grado di governare. Napolitano, da parte sua, non perde l'occasione per ribadire che questo passaggio parlamentare, accolto non certo con gioia da una parte della maggioranza, si è invece rivelato importante. La discussione, fa notare il Capo dello Stato, e il confronto che c'è stato tra maggioranza e opposizione, ha dimostrato che il dibattito sull'allargamento della maggioranza era necessario ed utile.
Ma al centro del colloquio, durato una quarantina di minuti, ci sono state anche altre questioni di grande delicatezza, dalla partita per la nomina di Mario Draghi alla Bce alla manovra economica prossima al varo. Oltre al problema della guida della Banca d'Italia destinato ad aprirsi subito dopo l'approdo di Draghi alla Banca centrale europea. Sarebbe restato invece in 'stand-by' il problema della successione al ministero della Giustizia di Angelino Alfano. Lo stesso premier avrebbe sottolineato di avere ancora bisogno di tempo per sistemare le cose dentro la maggioranza.
Dunque, Draghi, innanzitutto. Il Capo dello Stato si è informato dello stato dell'arte, mostrando particolare attenzione ai risvolti di una nomina che ha incontrato l'ostacolo Bini Smaghi sul suo cammino. Altra nomina legata al caso Draghi,, delicata e in agenda è quella del prossimo governatore di Bankitalia. Secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza il Quirinale gradirebbe una successione interna e in questo caso il nome ancora sul tavolo sarebbe quello di Fabrizio Saccomanni. Un nome che non dispiacerebbe a Berlusconi, ma sarebbe un po' meno gradito a Giulio Tremonti, che preferirebbe l'upgrade dell'attuale direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Ma questa versione delle cose non trova riscontri al Colle dove, al contrario, si sta alla larga da rose dei nomi o possibili candidati ma si puntualizza che per la successione di Draghi bisognerà seguire per intero la procedura prevista dalla legge di riforma del risparmio: solo in questo modo si può garantire la dovuta trasparenza sulla scelta del nuovo governatore.
L'agenda del governo prevede al primo punto l'importante manovra economica, che potrebbe essere approvata già la prossima settimana. Su questo fronte la linea rigorista di Giulio Tremonti sarebbe gradita al Colle che più volte ha richiamato alla responsabilità in un momento non certo facile per il Paese. E Napolitano lo avrebbe sottolineato direttamente con il presidente del Consiglio, invitandolo a continuare nella linea della responsabilità enunciata in Parlamento. Detto questo, però, più volte nei mesi scorsi Napolitano ha richiamato la necessità, proprio in tempi di crisi, di fare scelte e di individuare priorità di spesa, senza abbandonarsi a tagli lineari che non rilanciano la crescita. Non sono forse ancora arrivati sul Colle gli echi di un malessere crescente fra i ministri per la linea del titolare dell'Economia. «Siamo all'oscuro della linea che seguirà Tremonti, saranno tagli al buio», confidava stasera un ministro a Montecitorio dopo la verifica.
Quanto alla successione di Angelino Alfano, sembra che nel faccia a faccia quirinalizio non si sia discusso di nomi, anche se quello di Maurizio Lupi resta in cima ai desiderata del Cavaliere. Berlusconi avrebbe spiegato al Capo dello Stato di aver bisogno di alcune settimane prima di decidere il nome del prossimo ministro della Giustizia. Berlusconi avrebbe fatto presente la delicatezza del ruolo e, ribadendo ancora una volta la volontà di procedere presto alla riforma della giustizia, avrebbe promesso un nome capace di gestire le tensioni che hanno sempre accompagnato gli interventi sulla materia.
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