Frattini: Berlusconi convinto a bombardare dal capo dei ribelli
Il Ministro degli Esteri: «Nessun voto in Parlamento. Il Premier chiarirà con Bossi»
ROMA - L'Italia ha deciso di partecipare ai bombardamenti contro il regime libico di Muammar Gheddafi dopo il vertice della scorsa settimana a Roma con il leader dei ribelli di Bengasi, Mustafa Abdul Jalil. Ora, dice il ministro degli Esteri Franco Frattini in un'intervista alla Stampa, «l'Italia partecipa a pieno titolo alla missione, in condizioni di parità in quanto a impegni e responsabilità».
E' stato Jalil a vincere le resistenze del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha confidato Frattini: «A Berlusconi ha fatto un discorso assai toccante. Signor Presidente, gli ha detto, voi vi siete fatti ingannare dalla retorica di Gheddafi, ma noi che siamo i libici di Bengasi, i libici che dovrebbero odiare di più gli italiani, riconosciamo che voi non ci avete solo colonizzato: avete costruito il nostro Paese. E' per questo, ha continuato, che abbiamo bisogno di voi, proprio di voi, adesso: aiutateci».
L'Italia ha quindi deciso di partecipare ai bombardamenti contro «obiettivi mirati, per esempio batterie anticarro, carrarmati, depositi di munizioni, pianificati dalla Nato, che ce li indicherà di volta in volta». Una decisione che non necessita di «alcun voto» del Parlamento, ha aggiunto il ministro, perchè il governo ha già avuto da Camera e Senato «un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973, che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica».
Sarà Berlusconi a «chiarire con Bossi» le resistenze espresse dalla Lega ai bombardamenti, ha proseguito Frattini: «La Lega è preoccupata da un'ondata di immigrazione anomala. Quando sarà chiarito che è Gheddafi ad organizzare i barconi, il dissenso rientrerà».
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