30 agosto 2025
Aggiornato 12:00
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D'Alema ricorda Calipari in Aula: gli Usa non ci hanno aiutato

Il Presidente del Copasir: «Tanti 007 al servizio del paese». Il Ministro Frattini si associa

ROMA - Il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, ha ricordato in Aula alla Camera Nicola Calipari, l'agente segreto italiano ucciso il 4 marzo del 2005 a Baghdad subito dopo la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.
«Gli Stati Uniti - ha detto D'Alema - non ci hanno aiutato ad avere piena giustizia né a conoscere la verità su quello che accadde. Le recenti rivelazioni di Wikileaks contribuiscono a riproporre degli interrogativi che è giusto cercare ancora di chiarire. Non abbiamo abbandonato la speranza che il procedimento della Procura di Roma sul rapimento della Sgrena possa ancora aiutarci a portare alla luce elementi di verità e in questo senso il Copasir ha espresso la volontà di collaborare con la magistratura per acclarare ciò che è ancora possibile acclarare».

RICORDARE IL LORO SACRIFICIO - D'Alema ha colto l'occasione per ricordare che «i nostri servizi segreti hanno pagato un prezzo di sangue nelle missioni che il nostro paese svolge per la pace», tra gli altri Colazzo, «ucciso un anno fa a Kabul in un attentato»: «I servizi segreti in Italia non godono di buonissima stampa forse anche perché essi stessi, tenendo nascoste esperienze del passato con un culto della segretezza a volte eccessivo, hanno contribuito allo sviluppo di una storiografia basata sui documenti che ne testimoniano solo le deviazioni mentre poco si sa di quello che hanno fatto al servizio dell'Italia. Oggi è un'occasione per ricordare il loro sacrificio nel nome di uno dei funzionari che in modo alto hanno onorato i servizi segreti italiani».

FRATTINI - Alle parole di D'Alema si è associato a nome del governo il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Come il dottor Calipari tanti altri funzionari dell'intelligence svolgono un lavoro prezioso al servizio delle Istituzioni. Credo che di questo si debba dare atto anche perché molto lavoro si basa su un sacrificio silenzioso di persone che hanno pagato con la vita».