30 agosto 2025
Aggiornato 19:00
Paese nel caos

Frattini: della Libia non conosciamo niente

Accuse reciproche per l’amicizia con Gheddafi. Prodi: «Io l'ho sdoganato, ma non ho mai blandito il rais come Berlusconi». Vola il prezzo della benzina

ROMA - Le violenze che hanno accompagnato la rivolta contro il regime libico hanno causato 300 morti, di cui 189 civili e 111 militari. E' questo il bilancio fornito in conferenza stampa da un portavoce del ministero dell'Interno di Tripoli.
La maggior parte delle vittime è stata registrata a Bengasi, con 104 civili e 10 soldati, la seconda città del paese situata 1.000 chilometri a est di Tripoli, da dove è partita la rivolta; quindi ad al Baida, con 18 civili e 63 soldati, e a Derna, con 29 civili e 36 soldati. Si tratta del primo bilancio ufficiale sulle vittime della rivolta iniziata una settimana fa, dopo che già il secondogenito di Gheddafi, Saif al Islam, aveva riferito di 300 morti.

IL LEADER DEL PARLAMENTO LIBICO: E’ TORNATA LA CALMA - Il ministro dell'Interno, Abdel Fatah Younes, ha annunciato ieri sera le sue dimissioni e il suo appoggio «alla rivoluzione», stando a quanto riferito dalla tv araba al Jazeera, ma il portavoce del ministero non ha fatto alcun commento a riguardo.
Leader parlamento: tornata la calma. Ue e Onu condannano violenze.

FRATTINI: DELLA LIBIA, OLTRE GHEDDAFI, NON CONOSCIAMO NIENTE - Le violenze che hanno accompagnato la rivolta contro il regime libico hanno causato 300 morti, di cui 189 civili e 111 militari. Ma il bilancio potrebbe essere molto più grave e secondo informazioni non confermate le vittime potrebbero essere più di mille. «Il problema» della Libia, ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini, è che a parte Muammar Gheddafi «non conosciamo niente altro», «ci è impossibile immaginare un futuro», «non abbiamo davvero alcuna idea di cosa possa succedere dopo la sua caduta». Ciò che «sappiamo, ha commentato il titolare della Farnesina in un'intervista al Corriere della Sera, è cosa «ci aspetta quando verrà giù il sistema paese Libia: un'ondata anomala di 2-300 mila immigrati», «un esodo biblico».

PRODI: HO SDOGANATO IL RAIS MA NON NE PENTO - Romano Prodi, intervistato dal Corriere della Sera, difende il proprio operato da premier nei confronti della Libia e attacca invece l'azione del suo successore a palazzo Chigi. «La lentezza con la quale l'attuale governo ha reagito ai disordini è la conferma dell'intreccio di legami e interessi che si sono venuti a creare. Un errore, perchè la violenza va condannata sempre e subito». Prodi, nell'intervista, parla di «differenza antropologica» tra se stesso e Berlusconi e sottolinea che «il problema è di dignità».

BERLUSCONI HA CERCATO LO SPETTACOLO, LO SHOW, HA BLANDITO GHEDDAFI - «Nelle relazioni tra Paesi - dice Prodi - è fondamentale il modo in cui si gestiscono i rapporti, occorrono equilibrio e reciproco rispetto. Tra me e Gheddafi non c'è mai stato servilismo. E invece - dichiara il professore - il mio successore è sempre andato oltre, ha cercato lo spettacolo, lo show, ha blandito il rais...». «E' nell'interesse dell'Italia avere buoni rapporti con tutti i Paesi del Mediterraneo - afferma ancora Prodi - ma esiste anche un altro aspetto altrettanto importante: lo stile».
Prodi, che nel 2004 sdoganò Gheddafi di fronte all'Europa, si dice non pentito di quella decisione, che «ha contribuito a svelenire il clima dell'area nordafricana»: ora, conclude però il Professore, il punto è realizzare una politica «che guardi all'intero Mediterraneo e su questo occorre uno sforzo bipartisan».

VOLA IL PREZZO DELLA BENZINA - Nuova raffica di aumenti sulla rete carburanti. A muoversi questa mattina sono state le prime tre società per quota di mercato, Eni, Esso e ToralErg. Il market leader, infatti, ha aumentato di 1,5 centesimi i prezzi raccomandati di entrambi i prodotti guidando la corsa e riposizionandosi al top tra tutte le compagnie, mentre Esso di 1 centesimo e TotalErg di 0,5 centesimi. Rialzi che aprono la strada a nuovi aumenti da parte degli altri competitor.