Finocchiaro: Per la Corte Conti il ddl serve al Premier
Lo afferma la capogruppo del Pd in Senato: «E non al Paese, ma il Governo resterà sordo ad allarmi»
ROMA - «Il quadro sulla corruzione nel nostro Paese che emerge dalla relazione del procuratore generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia lascia davvero poco spazio all'ottimismo». Lo afferma la capogruppo del Pd in Senato, Anna Finocchiaro, la quale pone però l'accento soprattutto sull'altro allarme lanciato questa mattina dalla Corte dei Conti. «Il governo - dice Finocchiaro - punta di nuovo ad approvare una legge sulle intercettazioni che, anche secondo la Corte dei Conti, è destinata ad aggravare ulteriormente la situazione perché renderà impossibile utilizzare uno strumento di indagine fondamentale per smascherare i casi di corruzione».
«GIUDIZIO NEGATIVO» - «Dopo la legge Cirielli, che ha dimezzato i tempi di prescrizione per i reati di corruzione e che la Corte dei Conti stigmatizza - fa notare Finocchiaro - si aggiungerebbe dunque anche una legge sulle intercettazioni che spunterebbe le armi a disposizione della magistratura per combattere uno dei cancri dell'Italia. La verità è che pure in un momento così drammatico sotto ogni profilo, l'Esecutivo continua ad occuparsi soltanto delle questioni personali di uno solo: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E la Corte dei Conti nella relazione del suo Procuratore generale, non ha potuto fare a meno, nel suo richiamarsi alla Costituzione, di sottolineare quelle criticità. Contro il ddl sulle intercettazioni, come pure contro gli altri provvedimenti sulla giustizia, penso anche al processo breve, sui quali la maggioranza e il governo hanno insistito per evitare al Premier i processi che lo riguardano, la Corte dei Conti ha espresso giudizi equilibrati ma molto negativi. Ma anche di fronte a queste parole - conclude Finocchiaro - il premier e il suo Governo faranno, purtroppo, orecchie da mercante».
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