31 agosto 2025
Aggiornato 00:00
Prima uscita dopo il rinvio a giudizio

Berlusconi vanta asse con Bossi ma lui: «Avanti se ci sono i numeri»

Premier: «Non sono per niente preoccupato dal processo»

ROMA - Nella prima uscita davanti alle telecamere dopo il rinvio a giudizio per concussione e prostituzione minorile, Silvio Berlusconi ostenta sorrisi e tranquillità, evita qualsiasi sfogo contro la magistratura e, affiancato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, vuole dare l'immagine di un governo che lavora nonostante i suoi guai giudiziari grazie all'asse con Umberto Bossi che, assicura, lo porterà a concludere la legislatura. «Il governo andrà avanti se ha i numeri», altrimenti «cade da solo», lo gela qualche minuto dopo da Montecitorio il leader della Lega.

La maggioranza per ora i numeri alla Camera ce li ha: lo scorso 3 febbraio ha toccato la soglia si sicurezza di 316 deputati, cioè quella maggioranza dei componenti dell'Assemblea che aveva perduto con il passaggio di Fli all'opposizione, proprio in occasione del voto sulla restituzione degli atti del caso Ruby ai pm di Milano. Ma il presidente del Consiglio si dice convinto «in pochi giorni di arrivare a 325 deputati, una maggioranza che ci consente di amministrare ma anche di fare le principali riforme a partire da quella della giustizia».

«Per amor di patria» Berlusconi non parla del processo che lo vede imputato per concussione e prostituzione minorile ma fa sapere: «Non sono per niente preoccupato». Come non è preoccupato per la tenuta del suo governo e della legislatura, forte anche dell'asse con la Lega ribadito nell'incontro di ieri sera a Palazzo Grazioli che Berlusconi racconta in conferenza stampa: «Ieri sera l'onorevole Umberto Bossi è venuto a trovarmi con i capigruppo di Camera e Senato, il ministro Calderoli e la vice presidente Rosi Mauro. Ha passato tutta la sera da me, e mi ha ribadito la sua assoluta vicinanza e la sua volontà di continuare con questo governo. Abbiamo fatto il punto sui nostri programmi futuri, siamo quanto mai coesi e decisi a continuare la legislatura fino al suo termine naturale». Interpellato alla Camera qualche minuto dopo Bossi non ha mostrato però la stessa convinzione.