18 settembre 2019
Aggiornato 01:00
Il ministro degli esteri cerca di arginare l’emergenza immigrazione

Frattini alla Tunisia: lasciateci pattugliare le vostre coste

La risposta di Tunisi: «Non accettiamo ingerenze». Ma intanto Cota è categorico: respingiamo chi non è un rifugiato

ROMA - «Finora il meccanismo ha funzionato e vogliamo ripristinare quel meccanismo che fino a un mese fa aveva portato a zero l'immigrazione clandestina». Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha motivato così la richiesta, da parte italiana, di pattugliamenti delle coste nordafricane per far fronte all'emergenza sbarchi.
Dopo il primo rifiuto da parte di Tunisi dell'ipotesi di invio di ispettori italiani, avanzata ieri dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, oggi Frattini andrà a Tunisi per insistere sulla necessità di un'azione congiunta da parte dei due governi: «sono certo che la collaborazione tra i nostri due paesi riprenderà più forte di prima», ha detto Frattini, conversando con i giornalisti a Damasco, prima tappa del suo tour regionale.

TUNISI: NO AI POLIZIOTTI ITALIANI SULLE COSTE - Il governo di transizione di Tunisi è «pronto a collaborare» con gli altri Paesi per fermare il flusso di migranti tunisini in Europa, ma respinge «categoricamente qualsiasi ingerenza nei suoi affari interni». Lo ha dichiarato oggi il ministero degli Esteri tunisino, rispondendo alla proposta del ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, di dispiegare gli agenti della polizia lungo le coste del Paese africano.

FRATTINI PROPONE IL MODELLO ALBANIA - L'emergenza immigrati si è imposta sulla già fittissima agenda di Franco Frattini in Nordafrica e Medio Oriente: così il ministro degli Esteri, che oggi aveva già in programma due visite lampo in Siria e Giordania sugli scenari del dopo-Mubarak, ha inserito all'ultimo momento una tappa serale in Tunisia, dove la 'rivoluzione dei gelsomini' ha alimentato un flusso ininterrotto di migranti verso le coste italiane, oltre 4mila nel giro di pochissimi giorni.
Sempre sulla linea di ciò che fu sperimentato con successo con l'Albania nei primi anni Novanta, Frattini insiste sull'opportunità che le nostre navi vadano quantomeno a pattugliare direttamente le coste tunisine. «L'Italia - dice il ministro - può offrire molto alla Tunisia, un aiuto logistico, un aiuto in termini di equipaggiamento delle forze di polizia, ivi compresa la messa a disposizione di strumenti importanti sia navali sia terrestri per il pattugliamento della costa tunisina, perché se si fermano ai porti di partenza questo traffico si interromperà».

COTA: RESPINGERE CHI E’ USCITO DI GALERA - Non tutti i clandestini sbarcati nelle ultime ore possono essere considerati rifugiati, e vanno respinti. Lo dice il Governatore del Piemonte, Roberto Cota, a Repubblica.
«Non possiamo certo spacciare per rifugiati politici tutti quelli che arrivano, bisogna vedere caso per caso; chi non lo è, chi magari è appena uscito di galera, va respinto», dice Cota. La strada preventiva resta quella «di nuovi accordi con i paesi del Maghreb per bloccare sul nascere gli sbarchi», perché «il modello Libia ha funzionato, adesso si tratta di trovare interlocutori anche in Tunisia. Ma già allora il ministro dell'Interno aveva giustamente denunciato la condotta dell'Unione europea: a Bruxelles non facevano niente e continuano a non farlo. Noi, fermando gli sbarchi, abbiamo aiutato anche i nostri partner

LAMPEDUSA INVASA DAI MAGREBINI - Sono 2142 gli immigrati nordafricani che hanno trascorso la notte nel cie di Lampedusa riaperto ieri pomeriggio dal ministro degli Interni Roberto Maroni, per far fronte all'emergenza sbarchi sull'isola. Una situazione particolarmente difficile, considerando che la struttura ne può accogliere circa 800.
Molte decine di magrebini, che hanno rifiutato l'ingresso nel centro, hanno preferito dormire per le vie del paese, e già stamattina era possibile notarli per strada alla ricerca di cibo.
Secondo quanto riferiscono i testimoni sull'isola, i magrebini, in prevalenza tunisini, chiedono con insistenza se ci siano altri modi per lasciare l'isola e raggiungere il continente.