22 settembre 2019
Aggiornato 02:00

Berlusconi: «Ora la riforma della giustizia»

Ma intanto Bersani annuncia ai suoi: il berlusconismo è in agonia, ma ci aspettano giorni difficili

ROMA - Riforma della giustizia e avanti con al legge sulle intercettazioni. Lo dice Silvio Berlusconi a Mattino 5.
Il Premier si dice «sicuro» sulla riforma della giustizia che «fa parte della rivoluzione liberale che rientra nel nostro credo politico. Nella legislatura 2001-2006 si sono opposti Fini e Casini e in questa legislatura è stato sempre Fini a sbarrare la strada a questa riforma.

FINI SI ERA FATTO GARANTE CON L’ASSOCIAZIONE DEI MAGISTRATI - Mi si dice che Fini avesse garantito all'Associazione nazionale magistrati che finché la sua componente fosse rimasta nella maggioranza, nessuna riforma della giustizia sarebbe stata portata a termine», sottolinea. Ma, prosegue, «adesso le cose sono cambiate e abbiamo ripreso l'iter legislativo della legge sulle intercettazioni».

DIRE BASTA ALLE INTERCETTAZIONI - Perché il fatto che «le conversazioni private senza rilevanza penale finiscano sui giornali deve finire. Quante persone innocenti sono state distrutte» dall'«infernale circo mediatico senza che nessun magistrato di quelli che passano le intercettazioni alla stampa sia chiamato a rispondere». Quello dove «alzando il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni non è un Paese libero» e il sistema delle conversazioni pubblicate sui giornali è un «barbaro».
Impegno a riformare la materia? «Certamente».

VANTI CON LE RIFORME - Avanti con le riforme e il Governo, con una maggioranza più forte dopo la diaspora di Fini, ha continuato Berlusconi: «Non ho mai smarrito lo spirito del '94 ma nel centrodestra in questi anni ci sono stati tanti frenatori, a partire da Casini e Fini. Ma sono sicuro che dopo la diaspora di Fini, potendo contare su una maggioranza più esigua ma più coesa di prima, potremo portare a termine la rivoluzione liberale che gli italiani vogliono fortissimamente».

LA PROPOSTA DI FINI DELLE DOPPIE DIMISSIONI E’ IRRICEVIBILE - E' irricevibile la proposta di Gianfranco Fini, dimissioni sue e di Berluscon, poi voto, ha precisato il premier. «E' una cosa paradossale dal punto di vista istituzionale che il Presidente della Camera abbia chiesto le dimissioni del Presidente del Consiglio auspicando una crisi extraparlamentare.
Non si è mai visto nella storia repubblicana fondare partito e trasformare terza carica in un partito. E' una proposta irricevibile» quella delle dimissioni perché «non ho tradito il mandato elettorale, no ho sabotato il Governo e le riforme non ho usato mia veste istituzionale per ordire complotti e ribaltoni politici», dice il Premier. «Credo sia arrivato il momento per tutti di verificare se il nuovo ruolo che si è ritagliato Fini sia compatibile con quello di Presidente superpartes previsto dalla Costituzione».

IN PARLAMENTO ABBIAMO MENO NUMERI MA PIU’ COESIONE - Secondo Berlusconi la maggioranza alla Camera arriverà a 325 deputati.
«Certamente - premette il Premier - ci sono parlamentari che pensano all'interesse del Paese e hanno dato la disponibilità ad entrare in maggioranza». Dunque chi puntava a far cadere il Governo «ha sbagliato i suoi calcoli». «Alla Camera - dice quindi Berlusconi - sono convinto che arriveremo presto a maggioranza 325 deputati, più che sufficiente per portare avanti il programma di Governo sia in Aula che nelle Commissioni. Al Senato la maggioranza ampia quindi credo che dopo aver completato la squadra Governo avremo la possibilità di mandare avanti anche le riforme che gli italiani si aspettano».

BERSANI: LA RISCOSSA E’ PARTITA DALLE DONNE - Dalla parte migliore del Paese parte la riscossa contro Berlusconi. Lo dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un colloquio con l'Unità durante la manifestazione delle donne ieri, dove ha accompagnato la moglie Daniela.
«Oggi la parte migliore del Paese non si sente rispettata da questo Governo» e «se guardiamo alla storia dell'Italia spesso sono state le donne a interpretare il risveglio delle coscienze civili, a guidare una riscossa civica prima ancora che politica»..
Però, osserva Bersani, «non aspettiamoci giorni facili. L'ultima fase del berlusconismo porterà ad una stretta micidiale su temi di fondo della convivenza democratica. E questa non sarà l'ultima manifestazione di piazza per chiedere dignità e rispetto, per le persone e per le istituzioni, per i problemi degli italiani che devono trovare soluzioni e per le regole democratiche che non possono essere calpestate per risolvere i problemi di uno solo».