14 ottobre 2019
Aggiornato 07:30

Berlusconi respinge la sfida dimissioni e si appoggia a Bossi: «Non mi molla»

Ancora gelo con il Presidente Napolitano: «Il Parlamento lavora, il problema è Fini». L'attenzione ora è tutta puntata sulla decisione del Gip di Milano che in settimana deciderà»

ROMA - La richiesta di duplici e contemporanee dimissioni da parte di Gianfranco Fini viene liquidata in poche battute: E' ridicolo, e riconosce che lui sì dovrebbe dimettersi. L'offerta di un patto fino al 2012 per federalismo e legge elettorale che Fini ha avanzato dal palco del congresso di FLi, qualche preoccupazione invece la desta in Silvio Berlusconi che però resta convinto della lealtà di Umberto Bossi: Non mi mollerà, anche perchè non si fida di Fini. Ma nelle conversazioni avute da villa La Certosa, dove il premier ha trascorso il weekend prima del ritorno a Milano previsto in serata, traspare anche la preoccupazione per un quadro politico sempre più complesso, e che avrà un altro turning point nella decisione del Tribunale di Milano sulla richiesta di rito immediato per il caso Ruby.

Dalla Sardegna arrivano i giudizi sprezzanti sul congresso di Fli: Quattro gatti, che si sbranano tra di loro per i posti in un partito stretto tra Casini e la sinistra. Ma l'offerta di Fini alla Lega, seppure respinta solo qualche settimana fa da Bossi, arriva mentre perdura un clima gelido con Giorgio Napolitano, acuito con il retroscena del quirinalista del Corriere che ha puntato l'indice del Colle sulla «paralisi» del Parlamento. Accusa che il premier respinge, affidando ai capigruppo del Pdl il compito di diffondere una lunga nota in cui tra l'altro si ricordano tutti i provvedimenti approvati negli ultimi mesi. E se difficoltà ci sono, è la risposta berlusconiana, vanno ricercate nella gestione della Camera da parte di Gianfranco Fini. Per questo in serata arriva un'altra nota di Fabrizio Cicchitto, che chiede a Giorgio Napolitano di intervenire sulla «anomalia» attuale, che andrebbe risolta «non con il voto ma con le dimissioni di Fini». Del resto, all'indomani della nota del Colle che paventava lo scioglimento della legislatura, le riflessioni ai vertici del Pdl sono più serene: «Non lo farà, sarebbe la prima volta che un Presidente della Repubblica scioglie le Camere senza l'assenso del premier. Comprometterebbe la sua immagine, la conflittualità arriverebbe a livelli gravissimi, e la gente capirebbe che si tratta di un colpo di Stato».

Ma oltre il botta e risposta con il Colle che va avanti ormai da tre giorni, l'attenzione del premier è tutta puntata sulla decisione del Gip di Milano che in settimana deciderà se accogliere o meno la richiesta di rito immediato arrivata dai pm del caso Ruby. La convinzione del premier è che l'unico modo per abbassare i toni è quello di respingere la richiesta della Boccassini, magari anche con il contemporaneo rinvio a giudizio: un colpo al cerchio e uno alla botte, spiegano fonti di maggioranza, che non «costringerebbe» Berlusconi a forzare immediatamente la strada del conflitto di attribuzioni. In un clima che invece, con il sì del Gip al rito immediato, sarebbe ancora più incandescente - è la preoccupazione di Berlusconi secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza - l'offerta di Fini sul federalismo potrebbe avere più appeal nei confronti di Bossi. Tuttavia, il premier oggi avrebbe rassicurato i suoi sulla fedeltà dell'alleato leghista: Bossi non si fida di Fini, sa che chi ha tradito una volta può tradire ancora. Il capogruppo leghista Reguzzoni liquida infatti con un «niente di nuovo» la proposta di Fini. Il problema semmai, si ragiona nel Pdl, si porrà quando Bossi il federalismo lo avrà ottenuto.