18 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Crisi maggioranza

Prima la finanziaria poi la fiducia, prevale la moral suasion di Napolitano

Pdl e Fli prendono tempo. Il Pd accetta lo slittamento ma dice «no a meline»

ROMA - La 'guerra delle mozioni' è rimandata. Dopo il ping-pong di venerdì tra la sfiducia presentata da Pd e Idv alla Camera e il documento di sostegno al Governo del Pdl al Senato, ieri, dopo una convulsa giornata di contatti, telefonate e trattative a 360 gradi, la moral suasion del Quirinale, si apprende da fonti parlamentari dell'opposizione, ha avuto la meglio e ha messo a riparo la Finanziaria. L'idea del Pdl di anticipare la sfiducia della Camera con una mozione di sostegno al Governo al Senato aveva spinto il Pd ad accelerare a Montecitorio: si rischiava un corto circuito, con la Camera che votava la sfiducia al Governo prima ancora dell'approvazione della legge di bilancio. Ipotesi insostenibile, per il capo dello Stato, visto che le simulazioni di un eventuale esercizio provvisorio fanno temere il peggio, in un periodo di forti movimenti speculativi della finanza internazionale.

Alla fine, slitta tutto a dicembre, probabilmente verso la metà del mese. Pd e Idv accettano, sia pure senza entusiasmo. Ma Silvio Berlusconi rilancia: sarà il Governo a presentarsi alle Camere per la verifica, cominciando dal Senato, dove dovrebbe avere il controllo della situazione. Le opposizioni protestano, chiedono che si parta dalla Camera, dove la mozione di sfudicia è stata depositata prima di quella di sostegno del Pdl al Senato. Ma, appunto, sarà questione che diventerà di attualità tra un mese: di fatto, mugugnano Pd e Idv, sia il premier che Fini prendono tempo.

La mossa sorprendeva i vertici del Pd, che ancora ieri mattina davano per scontato che il Pdl volesse votare già la prossima settimana la fiducia al Senato. Ma i contatti delle ore successive confermavano a Pier Luigi Bersani che l'offerta del Pdl era vera e gradita al Colle e per questo il segretario democratico, dopo un giro di contatti con Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro, ha deciso di dare il suo ok, sia pure fissando una condizione: «Siamo dispostissimi a far votare la sfiducia in Parlamento dopo l'approvazione della legge di stabilità. A condizione, però, che la destra non faccia melina sulla legge di stabilità». Tradotto, il Pd non farà ostruzionismo sulla finanziaria, e lo stesso vale per l'Udc e l'Idv, ma i tempi di approvazione devono essere rapidi.