20 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Finanza vaticana

Sequestrati 23 milioni di euro allo IOR, indagato Gotti Tedeschi

La somma era diretta alla JPMorgan di Frankfurt e Banca del Fucino. Ieri disposto il sequestro preventivo

ROMA - Maxi sequestro in un conto dello Ior, l'istituto di credito del Vaticano. Il gip del tribunale di Roma, Maria Teresa Covatta, ha accolto la richiesta della Procura capitolina e messo in sicurezza 23 milioni di euro che erano depositati presso una filiale del Credito Artigiano Spa. La maggior parte della somma, 20 milioni, era diretta, alla JP Morgan di Frankfurt e il resto alla Banca del Fucino. Lo Ior - secondo gli inquirenti - avrebbe omesso di comunicare gli estremi del soggetto , fisico o giuridico, che voleva originare il movimento finanziario.

Per questo, nel fascicolo del pm Stefano Rocco Fava risulta indagato il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi insieme ad un altro dirigente dell'istituto per le opere di religione. Il magistrato contesta la violazione della normativa antiriciclaggio, così come prevista dal decreto 231 del 2007. L'accertamento degli inquirenti e della Guardia di finanza, nucleo speciale di polizia valutaria, è partito allorquando l'Unità informazione finanziaria della Banca d'Italia il 15 settembre scorso ha segnalato la movimentazione di denaro e ordinato la sospensione dell'operazione per cinque giorni lavorativi.

Poi è arrivata la decisione del gip Covatta, e ieri è stato disposto il sequestro preventivo. A Gotti Tedeschi e all'alto dirigente dello Ior vengono contestati due commi dell'articolo 55 del decreto 231 del 2007. Nel primo si legge: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l'esecutore dell'operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale eventualmente esegue l'operazione o le indica false è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5mila euro».

La seconda fattispecie ipotizzata è quella prevista dal terzo comma. «L'esecutore dell'operazione che non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo o dalla prestazione professionale o le fornisce false è punito con l'arresto da sei mesi a tre anni e con l'ammenda da 5mila a 50mila euro».