25 gennaio 2022
Aggiornato 08:00
Anche La Russa contro il finiano ribelle

Caos Granata, i vertici del PDL: vada via. Fini? Faccia il Ministro

Mantovano furioso per gli attacchi. La replica: «Ho detto solo verità oggettive e verificabili». Il Premier: «Le correnti ci paralizzano»

ORVIETO - I congressi locali e il federalismo, il rinnovamento della classe dirigente e il rilancio dell'azione di governo. A Orvieto di questo si doveva parlare e anche di questo si è parlato, nella tre giorni dei Circoli Nuova Italia di Gianni Alemanno. Ma lo scontro con Gianfranco Fini, il processo a Fabio Granata, le scorie e i risentimenti verso l'ex leader di An hanno occupato la scena, dando l'immagine di un partito che si avvia alla resa dei conti interna, lacerato dalla conflittualità fra le sue diverse componenti.

CAOS GRANATA - Oggi un nuovo capitolo del «caos Granata», alimentato dalle parole dell'esponente finiano. Il deputato siciliano non nasconde di guardare ad Alfredo Mantovano quando indica pezzi di governo che impediscono di raggiungere la verità sulle stragi. La replica del diretto interessata è sdegnata e chiama in causa direttamente Fini. Mantovano chiede al presidente della Camera di dissociarsi e pronunciare in Parlamento una parola definitiva al riguarda. Non si tratta neanche di 'processare' Granata davanti ai probi viri, aggiunge La Russa, ma di pretendere pubbliche scuse in assenza delle quali la strada è segnata: Vada via, dice il coordinatore del Pdl. Nessuna scusa, è la secca replica dell'«imputato», attaccano me per colpire Fini.
Alemanno è altrettanto duro e chiede al vicepresidente dell'Antimafia di lasciare il Pdl e andare a fare «un altro giro fuori dal nostro ambiente», lasciando intendere che il partito deve anche valutare la strada dell'espulsione. Ma è a Fini che in molti guardano, attaccando Granata. Lo fa lo stesso La Russa, quando provocatoriamente ipotizza il passaggio dell'ex leader di An dalla Presidenza della Camera al governo, «magari nel ruolo di ministro allo Sviluppo economico».

«CREDO IN VERDINI» - Più tardi La Russa è tornato sulla vicenda intervistato da Sky Tg 24. Ha ribadito l'invito a Granata a fare i nomi e ha espresso la convinzione sull'innocenza di Verdini, come lui coordinatore del Pdl. «Ho parlato con lui, gli ho chiesto di dirmi esattamente come stanno le cose, visto che lavoriamo fianco a fianco nella conduzione del partito - ha detto La Russa -. Mi ha dato la sua parola d'onore, mi ha assicurato di non avere mai svolto attività contro la legge e io ho il diritto e il dovere di credere alla sua onestà».

IL RAPPORTO BERLUSCONI-FINI - La Russa ha poi parlato del rapporto tra i due cofondatori del partito, augurandosi il ripristino del clima di collaborazione che ha portato alla nascita del partito unitario. E sul suo ex leader ha detto: «Sono disponibile a spendermi perchè si trovi un accordo tra Fini e Berlusconi. Può, forse, esistere un corridoio molto stretto perchè ritorni il clima che fece nascere il Pdl». La Russa fa un'ipotesi, da lui stesso definita «fantascientifica»: «Potrebbero trovarsi d'accordo sul fatto che Fini lasci la presidenza della Camera ed entri nel governo, magari al ministero delle Attività produttive, e poi con un ruolo anche nel partito. La situazione cambierebbe radicalmente. So che è molto difficile ma se si chiudesse anche questo spiraglio avrebbero ragione i pessimisti».

IL PREMIER - Si fa sentire anche Silvio Berlusconi, aprendo alla petizione alemanniana che reclama congressi locali entro marzo 2011. Ma il Cavaliere torna soprattutto a ribadire la condanna alla deriva correntizia: Non possiamo «lasciare spazio a contrapposizioni correntiste, che paralizzerebbero la vita del Pdl», avverte il premier. Ma il clima per ora non cambia, se nel primo pomeriggio proprio Granata contrattacca: «Nel Pdl a minare la credibilità del partito agli occhi dell'opinione pubblica e della gente comune non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier: il vero problema siamo noi, i professionisti dell'antimafia». No, il clima per ora non cambia.

MARONI: «SOLIDARIETÀ A MANTOVANO» - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si schiera al fianco del sottosegretario Mantovano, accusato dal finiano Granata di reticenze sulle vicende di mafia del 1992-93. «Esprimo piena solidarietà al Sottosegretario Alfredo Mantovano - scrive Maroni in una nota ufficiale del Viminale - oggetto di ignobili insinuazioni, dopo la decisione da parte della Commissione ministeriale di non ammettere al programma di protezione il pentito Gaspare Spatuzza».
«La Commissione ministeriale - aggiunge Maroni - ha solo applicato in maniera piena e rigorosa una norma approvata all'unanimità dal Parlamento nel 2001».

VELTRONI - Al posto di Fabio Granata «che ha detto cose vere» e si è speso per «battaglie molto coraggiose», dai probiviri dovrebbero andare Berlusconi e Dell'Utri che hanno «sostenuto che Mangano è un eroe». Lo dice l'ex segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, prima di partecipare ad un dibattito promosso dalla sua fondazione «Democratica» a Bertinoro, in occasione della scuola di politica alla quale dono stati invitati oggi, tra gli altri, Nichi Vendola e Pierluigi Castagnetti.
«Conosco e stimo Granata - dice Veltroni - siamo insieme in Commissione antimafia e gli ho visto fare battaglie molto coraggiose. Ci sono a destra delle persone oneste che credono nei valori della legalità». «Mi è sembrato stupefacente - aggiunge - la posizione che è stata assunta» dentro il Pdl, quella cioè di allontanare il deputato finiano dal partito minacciando il ricorso dei probiviri. «Granata ha detto due cose vere: cioè che Spatuzza sta contribuendo a svelare i misteri dell'indagine sull'assassinio di Borsellino e ha detto che la decisione della Commissione di non dargli il programma di protezione è una decisione pesante».
«Francamente - continua Veltroni - credo che ai probiviri non dovrebbe andare Granata, ma chi ha sostenuto che chi ha avuto quattro ergastoli, cioè Mangano, è un eroe. Cioè» dovrebbero andare «Berlusconi e Dell'Utri. In un paese civile sul banco degli accusati è chi magari essendo Presidente del Consiglio definisce eroe uno che ha sciolto una persona nell'acido».