29 agosto 2025
Aggiornato 06:00
Intercettazioni

Ddl in aula a fine luglio. Fini: «Irragionevole»

La maggioranza ottiene che il ddl approdi alla Camera il 29 luglio. La Fnsi: «Confermato lo sciopero il 9 luglio». Il Garante: «La libertà di stampa a rischio»

ROMA - Alla vigilia della mobilitazione di piazza contro il ddl intercettazioni, la conferenza dei capigruppo della Camera, su richiesta di Pdl e Lega, calendarizza il contestatissimo provvedimento in Aula il prossimo 29 luglio e alle tante voci critiche sul testo che prevede una stretta degli ascolti e sanzioni più dure per chi li pubblica si aggiunge quella del Garante per la Privacy, Francesco Pizzetti, che definisce «giustificato» l'allarme sulla libertà di stampa in pericolo guadagnandosi gli strali del centrodestra.

MAGGIORANZA - La richiesta di inserire il ddl nel calendario di luglio dell'Assemblea di Montecitorio, subito dopo l'approvazione della manovra economica, che dovrebbe arrivare dal Senato intorno al 9, è partita dal presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ed è stata sostenuta, in capigruppo, dal leghista Marco Reguzzoni: «La nostra posizione è totalmente conforme a quella del Pdl», rivelando quindi un cambiamento di linea del Carroccio rispetto alla prudenza sui tempi registrata sia a sentire Umberto Bossi dopo l'incontro con Fini del 17 giugno scorso sia in commissione Giustizia quando la Lega si è schierata a favore delle audizioni chieste dalle opposizioni ma osteggiate dalla maggioranza del Pdl. Oggi è lo stesso leader della Lega, interpellato a Montecitorio, a dare il proprio assenso all'ok al testo prima della pausa estiva.

FINI - Calendarizzare il ddl in Aula a fine luglio, secondo Fini, è «un puntiglio» ed è «irragionevole» dal momento che è probabile che il voto finale del provvedimento arrivi comunque a settembre, visto che dovrebbe servire un'altra lettura del Senato. La richiesta di ulteriori modifiche al testo, fanno infatti sapere i finiani, resta in piedi. A sentire le voci del Transatlantico, la convinzione prevalente anche nella maggioranza è che sia inevitabile che l'esame del ddl si concluda a settembre ma era «doveroso», ragiona un deputato del Pdl, pretendere oggi comunque l'inserimento in calendario prima di agosto, per non dare l'impressione di cedere su un provvedimento che sta a cuore in primis al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

OPPOSIZIONE - In commissione Giustizia intanto proseguono le audizioni e da tutte arrivano giudizi negativi sul ddl: per il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso è peggiorato nel corso dell'esame al Senato, per l'Anm è «inemendabile» e «mette in ginocchio l'attività investigativa e la lotta alla criminalità». La decisione di portare il ddl in Aula il 29 luglio riceve gli strali di tutta l'opposizione: Antonio Di Pietro ribadisce che l'Idv ricorrerà al referendum in caso di approvazione definitiva del testo, l'Udc con Roberto Rao ripete che non farà le barricate ma invita a esaminare il provvedimento «con calma», il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, parla di «un ulteriore gesto di arroganza» da parte della maggioranza e chiede «coerenza» agli esponenti del centrodestra che «hanno sollevato fondate obiezioni». Vedi Fini. Il quale, tuttavia, conversando con alcuni giornalisti alla Camera non si pente di avere assecondato l'orientamento prevalente della capigruppo: «Il fatto che arrivino proteste sia da destra che da sinistra dimostra che ho preso la decisione giusta...».

CICCHITTO - Alle critiche sull'accelerazione replica il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «Non c'è né forzatura né impuntatura». Sul ddl Camera e Senato hanno impiegato un «tempo notevole».