5 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Il processo di Palermo

Mafia, Dell'Utri condannato a 7 anni

Assolto per fatti dopo il 1992. Il Senatore Pdl: «Sentenza pilatesca»

PALERMO - Si potrebbe dire che quella emessa nei confronti di Marcello Dell'Utri è una condanna a metà. Per i giudici della seconda sezione di Corte d'Appello di Palermo, infatti, il senatore del Pdl è da condannare a sette anni di reclusione, due in meno rispetto alla sentenza di primo grado, per essere stato effettivamente in rapporti con Cosa nostra negli anni '70. Ma è da assolvere riguardo le accuse relative al periodo compreso tra il '92 e il '93.

Nel dispositivo della sentenza risalta la formula secondo la quale per quegli anni «il fatto non sussiste»: e così si pone fine al lungo dibattito incentrato sul ruolo di «cerniera» che Dell'Utri avrebbe svolto secondo l'accusa tra la mafia e il premier Silvio Berlusconi, durante la delicatissima fase embrionale che portò, nel gennaio del '94, alla nascita di Forza Italia. Dell'Utri dunque non avrebbe incontrato i boss di Brancaccio, i fratelli Graviano, e non ne sarebbe stato la longa manus nel mondo politico e finanziario lombardo.

Dell'Utri ha preferito apprendere il verdetto dal suo studio a Milano, e ha poi tenuto una conferenza stampa parlando di una sentenza «pilatesca», un «contentino» sia per lui che per la procura.

Fioccano in queste ore le reazioni di parziale soddisfazione da parte della maggioranza: molti auspicano l'assoluzione in Cassazione, tutti esprimono contentezza perché, nelle parole di Italo Bocchino, la sentenza «smonta il teorema tutto politico di un collegamento tra le stragi mafiose e la nascita di Forza Italia e fa chiarezza positivamente su un passaggio fondamentale della storia politica italiana».

Il procuratore generale Nino Gatto ha espresso la sua delusione «perché ritengo che l'aspetto politico era la parte della vicenda sulla quale l'accusa aveva quagliato meglio».

Di contro i legali di Dell'Utri, che hanno già annunciato il ricorso in Cassazione, non hanno manifestato grande soddisfazione: «Non possiamo essere contenti di fronte ad una condanna - ha detto l'avvocato Giuseppe Di Peri -. Certo, è caduto l'impianto accusatorio della parte 'politica' del processo».

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