8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Processo Dell'Utri

«Per i reati dopo '92 il fatto non sussiste»

La Sentenza della Corte: «Non favorì contatti fra Cosa nostra e Forza Italia»

PALERMO - In base alla sentenza di oggi, emessa dai giudici della seconda sezione penale di Corte d'Appello di Palermo nei confronti di Marcello Dell'Utri, il senatore del Pdl deve essere assolto dalle accuse che lo vedevano aver favorito Cosa nostra dopo il '92 perchè il fatto non sussiste. Il periodo in questione è quello su cui l'accusa, sostenuta dal procuratore generale Antonino Gatto, aveva puntato maggiormente l'attenzione, portando come elemento di prova anche le dichiarazioni dei pentiti Nino Giuffrè e Gaspare Spatuzza.

Marcello Dell'Utri dunque non incontrò i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, a Milano nell'autunno del '93 per consentire a Cosa nostra l'accesso ad una corsia privilegiata nei confronti del premier Silvio Berlusconi che proprio in quei mesi dava vita al progetto politico di Forza Italia. Così come l'esponente del Pdl non incontrò i vertici della cosca di Brancaccio neanche per definire il presunto provino calcistico effettuato al Milan da Gaetano D'Agostino, figlio di uno dei fedelissimi dei Graviano.

«E' una decisione che lascia parecchia delusione - ha spiegato il pg Nino Gatto - perchè la procura aveva quagliato bene proprio l'aspetto politico della vicenda. Occorrerà leggere attentamente le motivazioni per capirne le ragioni». La Corte ha quindi ridotto in appello la pena per Dell'Utri a 7 anni.

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