31 marzo 2020
Aggiornato 04:30
«Per i reati dopo '92 il fatto non sussiste»

Processo Dell'Utri, condanna ridotta a 7 anni

La procura aveva chiesto 11 anni. Il Senatore del PdL: «Sentenza pilatesca». Il Pg Gatto: «Sono profondamente deluso»

PALERMO - I giudici di Palermo hanno ridotto in appello a sette anni di carcere la pena per Marcello Dell'Utri, e lo hanno assolto per i reati riferiti al periodo successivo al 1992 , periodo al quale l'accusa riconduce l'incontro fra l'imputato e i fratelli Graviano. La procura aveva chiesto 11 anni di reclusione per il senatore del Pdl, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. La condanna di prima grado era a nove anni.

«SENTENZA PILATESCA» - «Si tratta di una sentenza pilatesca, che da un lato ha dato un contentino all'accusa palermitana e dall'altro una grossa soddisfazione all'imputato perché ha escluso, dal 1992 in poi, l'ipotesi assurda e demenziale relativa alla politica e alle stragi. E' stata completamente spazzata via una macchinazione preparata artatamente e questo è un fatto importante». E' quanto ha affermato oggi il senatore Marcello Dell'Utri commentando da Milano la sentenza di condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore ha anche sottolineato di confidare nella Cassazione a cui i suoi difensori hanno già detto di voler fare ricorso. «Il discorso di passare alla storia è stato evitato» ha aggiunto Dell'Utri.

PG: «PROFONDAMENTE DELUSO» - «Processualmente parlando, Dell'Utri non ha favorito la mafia». Così il procuratore generale Antonino Gatto commenta la sentenza emessa questa mattina dalla seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo nei confronti del senatore del Pdl, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ma assolto per le accuse relative al periodo successivo al 1992. «Ma questo - prosegue il procuratore generale - non vuol dire affatto che ciò non possa essere accaduto in natura. Bisognerà piuttosto leggere le motivazioni della sentenza per capire i motivi che hanno spinto la corte a prendere questa decisione. Forse perchè le affermazioni di Spatuzza non sono state ritenute attendibili, o perchè le prove portate dall'accusa sono state considerate infondate, o perchè sono mancati i riscontri».
«Sono profondamente deluso» ha spiegato il procuratore Gatto «perché ritengo che l'aspetto politico era la parte della vicenda sulla quale l'accusa aveva quagliato meglio». Alla domanda se questa sentenza rappresenti la tomba degli aspetti oscuri legati alla strategia stragista, il procuratore generale ha risposto «Non parlerei affatto di tomba, ma ripeto, occorrerà leggere attentamente le motivazioni per comprendere questa decisione».

«PER I REATI DOPO IL '92 IL FATTO NON SUSSISTE» - In base alla sentenza di oggi, emessa dai giudici della seconda sezione penale di Corte d'Appello di Palermo nei confronti di Marcello Dell'Utri, il senatore del Pdl deve essere assolto dalle accuse che lo vedevano aver favorito Cosa nostra dopo il '92 perchè il fatto non sussiste. Il periodo in questione è quello su cui l'accusa, sostenuta dal procuratore generale Antonino Gatto, aveva puntato maggiormente l'attenzione, portando come elemento di prova anche le dichiarazioni dei pentiti Nino Giuffrè e Gaspare Spatuzza.
Marcello Dell'Utri dunque non incontrò i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, a Milano nell'autunno del '93 per consentire a Cosa nostra l'accesso ad una corsia privilegiata nei confronti del premier Silvio Berlusconi che proprio in quei mesi dava vita al progetto politico di Forza Italia. Così come l'esponente del Pdl non incontrò i vertici della cosca di Brancaccio neanche per definire il presunto provino calcistico effettuato al Milan da Gaetano D'Agostino, figlio di uno dei fedelissimi dei Graviano.

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