2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Stragi del '92-'93

Ciampi: nel '92 a un passo dal colpo di Stato

Il Presidente Emerito a Repubblica: «Fuori la verità, altrimenti non c'è democrazia»

ROMA - «Oggi non esito a dirlo, ebbi paura che fossimo a un passo dal colpo di Stato. Lo pensai allora e, mi creda, lo penso ancora oggi». Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Consiglio nel '92, ricorda con queste parole, in una conversazione con Repubblica, la notte del 27 luglio di quell'anno quando ci furono le bombe a Milano e a Roma.

FUORI LA VERITÀ - «Il golpe - dice - non ci fu, grazie a Dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte». Ora il Paese «ha diritto di sapere» chi ordinò quelle stragi; «deve restare memoria di tutto questo, ma insieme alla memoria deve venire fuori anche la verità. Perchè senza verità non c'è democrazia».
«Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio - aggiunge Ciampi - a mezzanotte mi informarono della bomba di Milano. Chiamai subito Manzella a Palazzo Chigi. Mentre parlavamo udimmo un boato in diretta: era l'esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto, alle tre convocai lo Stato supremo di difesa. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale e li dissi 'presidente dobbiamo agire'». Ciampi non sa dare «risposte» sulla regia delle stragi anche se, dice, «parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole».

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