24 luglio 2019
Aggiornato 00:30
Morte Gabriele Sandri

Il padre: Spaccarotella ammetta quello che ha fatto

L'agente: «E' stato un incidente, non mi sono reso conto di avere la pistola in mano»

ROMA - «Mia moglie sta malissimo, entra e esce dalle cliniche. Non si è mai più ripresa dalla morte di Gabriele. Luigi Spaccarotella non ha ucciso solo Gabriele, ma anche sua madre». A parlare, in esclusiva per Quarto Grado, in onda questa sera in prime-time su Retequattro, è Giorgio Sandri, il padre di Gabriele Sandri, il giovane tifoso ucciso da un colpo di pistola sparato dall'agente della Stradale Luigi Spaccarotella dopo una rissa tra tifosi in un'area di servizio.

Il padre: «Non è stato un errore» - Giorgio Sandri esordisce dicendo: «A Gabriele è stata tolta la vita in maniera barbara e la persona che ha fatto questo gesto folle non ha mai avuto un pentimento, non ha mai chiesto scusa. Questo mi fa pensare a che tipo di individuo sia, Spaccarotella. I testimoni mi ha raccontato che era a gambe divaricate e braccia tese con la pistola in mano, non può essere stato un errore. Non mi ha mai guardato negli occhi e quelle rare volte che si è presentato al processo, mi è passato vicino con aria spocchiosa». «Dovrebbe ammettere quello che ha fatto» - continua Sandri - purtroppo in Italia alcune volte la giustizia non funziona come dovrebbe: i genitori piangono figli che non ci sono più e gli assassini sono in libertà.«

L'agente: «E' stato un incidente» - In un secondo momento, il conduttore Salvo Sottile ospita in studio Luigi Spaccarotella, che esordisce dicendo: «Ho provato ad avere contatti con la famiglia Sandri lontano dai riflettori, ma non ci sono riuscito. È stato un incidente, ma non è facile guardare negli occhi la persona alla quale tu, pur non avendolo voluto, hai distrutto la famiglia». In conclusione, Luigi Spaccarotella ricorda il giorno del tragico fatto e dice: «Ho un ricordo molto confuso di quella mattina; il colpo di pistola è partito, ma io non mi sono neanche reso conto di avere la pistola in mano. I miei occhi erano intenti a guardare la macchina e la targa. Non ho mirato ad altezza d'uomo, anzi, non ho proprio mai mirato».