21 settembre 2019
Aggiornato 06:30
Religione & Società

Pacifici: il silenzio di Pio XII sulla Shoah fu un atto mancato

«Aprire gli archivi Vaticani. Rispetto per chi oggi ha dato forfait»

ROMA - Il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici non usa giri di parole e, nel discorso rivolto al Papa in visita alla sinagoga, critica, visibilmente commosso, il «silenzio» di Papa Pacelli di fronte alla persecuzione nazista degli ebrei.

«Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah, duole ancora come un atto mancato. Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso, un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana, per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz», ha detto Pacifici tra gli applausi dei presenti. «In attesa di un giudizio condiviso - ha aggiunto - auspichiamo, con il massimo rispetto, che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo e tutte le vicende successive al crollo della Germania nazista».

Pacifici ha rivolto un pensiero rispettoso a coloro che hanno disertato l'odierna visita del Papa in polemica per la recente decisione di fare avanzare il processo di beatificazione di Pio XII. I più noti - anche se Pacifici non ha fatto nomi - sono il presidente dell'assemblea rabbinica italiana Giuseppe Laras e uno dei sopravvissuti ai lager, Piero Terracina. «Il peso della storia - si è limitato a dire il leader degli ebrei romani - si fa si sentire anche sull'evento di oggi con ferite ancora aperte che non possiamo ignorare. Per questo guardiamo con rispetto anche coloro che hanno deciso di non essere fra noi».

«Chi le parla - ha tenuto peraltro a dire Pacifici a Ratzinger trattenendo a stento le lacrime - è figlio di Emanuele Pacifici e nipote del Rabbino Capo di Genova Riccardo Pacifici z.l., morto ad Auschwitz insieme alla moglie Wanda. Se sono qui a parlare da questo luogo sacro, è perche mio padre e mio zio Raffaele trovarono rifugio nel Convento delle Suore di Santa Marta a Firenze». Pacifici ha sottolineato che «numerosi religiosi si adoperarono, a rischio della loro vita, per salvare dalla morte certa migliaia di ebrei, senza chiedere nulla in cambio».