Berlusconi e Fini fumano il calumet della pace
La Russa: un incontro, quello odierno, all'insegna della schiettezza, «senza nascondersi»
ROMA - Il primo non è un fumatore, il secondo lo era fino a poco tempo fa. Ma entrambi sono stati costretti oggi a fumare il calumet della pace per evitare un'implosione della loro creatura politica, il Pdl.
I due presidenti, del Consiglio Silvio Berlusconi e della Camera Gianfranco Fini, nel corso dell'incontro odierno alla Camera all'ora di pranzo, durato circa due ore e mezzo, hanno fatto il punto su tutte le questioni che li hanno visti, fino a qualche tempo fa, 'l'un contro l'altro armati' (giustizia, rapporti governo-parlamento, elezioni regionali, partito e, non ultimo, il problema della Lega Nord, il cui ruolo nell'alleanza di governo per Fini è cresciuto troppo). Sul piano del pacchetto giustizia, Fini avrebbe ribadito la preoccupazione che un irrigidimento della maggioranza possa pregiudicare il dialogo con l'opposizione e con il Pd, in particolare sul più ampio tema delle riforme istituzionali.
Come ha dichiarato Ignazio La Russa, al termine dell'incontro (cui hanno partecipato anche il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, notoriamente la 'colomba' di Berlusconi, lo stesso ministro della Difesa, uno dei tre triumviri-coordinatori del Popolo della Libertà, ed Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, in predicato per un ruolo importante nel partito), d'ora in poi ci sarà «un maggior coinvolgimento, compatibilmente con il suo ruolo, per il presidente della Camera Gianfranco Fini nella struttura rappresentativa del partito» e ciò si tradurrà nell'intensificazione degli incontri tra i due co-fondatori del Pdl ed in «un impegno per una maggiore concertazione».
Un incontro, quello odierno, all'insegna della schiettezza, «senza nascondersi» (sempre parole di La Russa) l'esistenza dei problemi sopra elencato (ai quali va aggiunto anche «il fuoco amico» da parte del Giornale di Vittorio Feltri). E proprio perché Berlusconi e Fini si sono parlati francamente e senza infingimenti non tutte le divergenze sono state appianate, in particolare sui temi della giustizia e dei rapporti con la Lega Nord, ma indubbiamente il gelo pre-aggressione al presidente del Consiglio in quel di Milano si è trasformato in un clima più disteso che dovrebbe durare quanto meno fino alle prossime elezioni regionali di fine marzo. Poi si vedrà se il calumet della pace ha avuto i suoi effetti duraturi oppure se verrà disotterrata l'ascia di guerra.
L'attenzione ora si dovrà spostare sul partito dove, come detto, Fini vuole contare di più. Considerati il suo ruolo di presidente della Camera e la partecipazione di Italo Bocchino, finiano-doc, all'incontro di oggi, è facile pronosticare che quest'ultimo entrerà nell'organigramma di vertice del Pdl per far sentire la voce di Fini nella vita del partito.
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