Berlusconi: servirebbe un decreto blocca-calunnie
«Il mio gradimento oltre il 67%»
ROMA - Cita il Vangelo per mandare un messaggio a chi lo colpisce sul piano «politico» personale» e «patrimoniale». Ma soprattutto a certi giudici le cui aggressioni sono «parificabili» a quelle di Tartaglia «se non peggiori»: «non prevalebunt». Non vinceranno. Silvio Berlusconi presiede il primo Consiglio dei ministri del 2010 a un mese esatto di distanza dai fatti di piazza Duomo.
Alla fine all'ordine del giorno non c'è quel decreto blocca-processi che, rifacendosi a un pronunciamento della Consulta, avrebbe dovuto garantirgli un mini-scudo di tre mesi, e che era stato oggetto di fitta interlocuzione con il Quirinale. «Non serve perché la sentenza della Consulta è già immediatamente applicabile» spiega il premier in una conferenza stampa dove non viene lasciato spazio alle domande, sebbene sia la prima dopo oltre un mese. La sentenza in questione, la 333, garantisce il diritto per l'imputato in caso di nuove accuse, di chiedere la sospensione e valutare la richiesta di un rito abbreviato. «Piuttosto - è la controffensiva del premier verso i giornalisti - servirebbe un decreto blocca-calunnie».
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