19 novembre 2019
Aggiornato 06:00

Minacce a Berlusconi, Alfano chiede indagine e Pm apre

La Procura Roma non esclude la contestazione del reato di istigazione a delinquere. Al lavoro inquirenti specializzati in « reati di criminalità informatica»

ROMA - Aver aperto e gestito il gruppo «Uccidiamo Berlusconi» su Facebook potrebbe portare ad essere indagati per minacce gravi od anche per istigazione a delinquere. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'inchiesta su quelle pagine web che hanno il premier come bersaglio e sono presenti all'interno del più famoso social network. Ad avviare gli accertamenti è stato lo stesso capo dei pubblici ministeri capitolini, Giovanni Ferrara. Materialmente le indagini saranno svolte dal procuratore aggiunto Nello Rossi, che coordina il gruppo di inquirenti specializzati in «reati di criminalità informatica».

PM AL LAVORO - L'inchiesta è stata affidata al pm Andrea De Gasperis e forse già domani i magistrati faranno il punto per capire i passi da compiere. A piazzale Clodio non escludono che a breve possano essere ascoltati i gestori del gruppo di discussione e che possano essere prese misure cautelare come l'interdizione del sito ritenuto offensivo del presidente del consiglio od addirittura pericoloso.

ALFANO TURBATO - Nel pomeriggio, prima che si diffondesse la notizia dell'avvio dell'attività giudiziaria, il ministro guardasigilli Angelino Alfano, parlando a margine del Congresso dei Notai a Venezia, aveva spiegato: «Sono profondamente turbato del fatto che esistano parecchi forum su Facebook, e quindi sulla rete Internet, che inneggiano all'odio nei confronti di Silvio Berlusconi e inneggiano all'omicidio nei confronti del presidente del Consiglio. Poichè nel nostro Paese esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, mi attendo che la magistratura faccia il proprio dovere indagando perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all'odio e all'omicidio, commettono un reato penale e compiono un'azione disdicevole dal punto di vista morale».

A sollevare l'attenzione sul caso, nelle scorse settimane, era stato il Giornale, che aveva riportato la denuncia di due esponenti del Pdl dell'Emilia Romagna rispetto a quanto affermato da Matteo Mezzadri, 22enne modenese, che proprio su Facebook aveva scritto nei confronti del premier «possibile che nessuno gli ficchi una pallottola in testa?». Il giovane, laureando in ingegneria era soprattutto coordinatore dei Giovani Democratici di Vignola, questo fatto aveva sollevato grande clamore.

SACCONI: «TIMORI LEGITTIMI» - Il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, che in passato ha conosciuto da vicino la violenza e il pericolo terrorista, ha spiegato: «Si è diffuso talmente tanto vento che è legittimo il timore che ne possa venire una tempesta, in un Paese che ha conosciuto per 40 anni un terrorismo rosso ideologicizzato. Quindi mi auguro che si guardi con tutta l'attenzione che meritano a segnali preoccupanti come questo e che si fermi questa campagna di odio che può provocare la riproposizione di forme di terrorismo nella nostra società».

Forse anche per questo il gestore del gruppo «Uccidiamo Berlusconi», nella sezione delle «Info», si mette bene in chiaro: «Oggi in data 12 ottobre 2009 prendo la direzione del gruppo abbandonato dalla precedente amministrazione. Non potendo cambiarne il nome. Dichiaro questo gruppo di «affermazioni bizzarre». Personalmente non voglio uccidere realmente nessuno, non voglio incitare nessuno a violare la legge. Farò in modo di rimuovere i messaggi violenti e che comunque mi dissocio da tutte le affermazioni che costituiscano reato in un gruppo che non ho neppure creato». Per questo, allora, il pericolo dato dall'inchiesta giudiziaria non è per gli 12mila aderenti al gruppo, ma è un rischio per colui o colei che ha deciso di aprire il forum e usare termini tipici non dello svago, ma della minaccia, dell'istigazione, del cattivo maestro.