12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Il procedimento è stato archiviato il 14 agosto

Mori: «Morto Borsellino la Procura archiviò mafia e appalti»

Queste le dichiarazioni spontanee del Generale al processo in cui è imputato «Borsellino la riteneva causa della strage di Capaci»

PALERMO - Il 20 luglio '92 «quando ancora non c'era la camera ardente di Paolo Borsellino, la Procura di Palermo chiese l'archiviazione dell'inchiesta mafia e appalti. Il procedimento è stato archiviato il 14 agosto, in un periodo feriale». Ecco perché il generale Mario Mori non si fidava della magistratura di Palermo. Ed ecco perché il generale non riferì dei suoi contatti con l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino fino al primo incontro con il presidente della Commissione antimafia di allora Luciano Violante.

Rendendo dichiarazioni spontanee al processo in cui è imputato per favoreggiamento aggravato, il generale Mori ha ricordato l'importanza che Falcone dava al rapporto dei Ros mafia e appalti «ci aveva chiesto anche di anticiparne il deposito, prima del suo trasferimento al ministero a Roma». Il generale ha ricordato anche la frase detta da Falcone in un convegno al castello Utvegio di Palermo quando disse «la mafia è entrata in Borsa».

Mori ha sostenuto che, dopo la strage di Capaci «la nostra teoria era anche di Borsellino che chiese il supporto mio e del capitale De Donno. Borsellino - ha sostenuto Mori - spiegò a De Donno che la causale della strage di Capaci era l'inchiesta mafia e appalti.

Ricordando il terzo incontro con Violante quando l'esponente politico gli chiese se aveva informato l'autorità giudiziaria di Palermo sui suoi contatti con Vito Ciancimino, lui rispose di no: «Mi sono avvalso della facoltà prevista dalla legge di mantenere il segreto sulla mia fonte investigativa per via dei fatti che lui (Violante, ndr) ben conosceva avvenuti alla Procura della Repubblica di Palermo».