18 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Si allontana dall’orizzonte il «Grande Centro»

L’Italia fra lodo Alfano e ripresa della produzione industriale

Dopo l’ubriacatura sulla sentenza della Corte Costituzionale, torna d’attualità l’economia in ripresa

Se quella che si sta concludendo è stata una settimana che è esagerato definire incandescente, vuol dire proprio essere incontentabili in fatto di adrenalina.
Partiamo dall’evento che, prima ci ha tenuti con il fiato sospeso per l’incertezza del pronostico, poi c’è mancato poco che il fiato ce lo togliesse del tutto per gli scenari che ha spalancato davanti ai nostri occhi. Scenari che sono stati minacciati, adombrati, smentiti, riconfermati e poi smussati. All’insegna di una parola abusata, «eversione», che è rimbalzata da un campo politico all’altro come una mina vagante sempre sul punto di esplodere.

IL LODO - Come avrete già capito stiamo parlando del lodo Alfano e dei suoi effetti passati, presenti e futuri.
Mi sembra giusto risparmiare a chi legge l’ennesimo impeto da tifoserie in difesa di tesi che, dal punto di vista tecnico richiederebbero fiumi di parole di eminenti giuristi, mentre dal punto di vista politico possono essere liquidate in una sola domanda: c’è stata o non c’è stata malafede da parte di chi ha maneggiato questa vicenda? Oggettivamente è difficile dire che non ci sia stata malafede da qualche parte, se si analizzano tutte le tappe e l’itinerario percorso da questa legge. A partire dalla bocciatura del lodo Schifani per finire a quella del lodo Alfano. Ma, ammesso che ci sia stata è possibile anche provarla? Malafede non vuol dire né scorrettezza, nè incompetenza, né incapacità. Se c’è stata, la malafede invocata dal Presidente del Consiglio quando accusa «mi sono sentito preso in giro», si è potuta ben nascondere nelle pieghe delle macchinosità giuridiche e forse anche nella presunzione di chi pensava di poterle dipanare con pochi colpi ben assestati da principe del foro.
Ma ormai quello che è fatto è fatto e, come si dice quando si è rotto un vaso, ora bisogna concentrarsi soprattutto sui cocci.

ELEZIONI ANTICIPATE - In tutto il polverone sollevato dalla bocciatura mi sembra giusto evidenziare il fatto principale: nessuno, salvo Di Pietro e la sinistra radicale, ha giudicato che la sentenza della Corte Costituzionale debba avere ripercussioni sul governo. In un momento economico come quello che il paese sta attraversando solo chi non ha cuore le sorti dell’Italia può augurarsi un vuoto di potere, anche se temporaneo. Anche rassicuranti, dopo le invettive, sono state le parole del Presidente del Consiglio che hanno escluso il ricorso a elezioni anticipate. Inoltre, se proprio si volesse indulgere a dietrologie, guardare a sinistra per eventuali ribaltoni è del tutto inutile: le truppe di Franceschini sono troppo prese dalla voglia di far fuori Franceschini per pensare ad altro. Come hanno ampiamente dimostrato le assenze dell’opposizione a Montecitorio, assenze che se fossero state presenze avrebbero potuto provocare seri problemi al governo con la bocciatura dello scudo fiscale. Mentre in casa della maggioranza è bastata una chiacchierata di mezz’ora fra Bossi e Fini, dopo la sentenza, a fare rientrare ipotesi fantascientifiche.

GRANDE CENTRO - All’uscita di scena, per ora, dei sonnambuli che sognano ad occhi aperti, ha contribuito anche Luca Cordero di Montezemolo. Il presidente della Fiat ha messo il cuore in pace a molti, dicendo chiaro e tondo che la fondazione da lui tenuta a battesimo non è, e non vuole essere, un partito o un movimento politico. Lo ha detto davanti a Gianfranco Fini, che si è congratulato. Quindi per questo giro niente «grande centro».
Quanto durerà la tregua? Nessun commentatore si sbilancia a fare ipotesi. Stefano Folli sul sito del 24Ore azzarda: «Berlusconi deve andare avanti così per qualche mese, poi si vedrà». Forse ha ragione, anche se non specifica che cosa si dovrà vedere.

PRODUZIONE INDUSTRIALE - Fra tante inquietudini fortunatamente la settimana lavorativa si è conclusa con una notizia positiva: in agosto c’è stato un rimbalzo della produzione industriale del 7 per cento. L’Istat, nel diffondere la notizia, ha però ricordato che i dati di un mese particolare come agosto vanno presi con le pinze. Comunque è un’indicazione che vale una boccata di ossigeno, tanto più che anche dall’Ocse è arrivata la conferma che per le economie dell’Italia e della Francia si può cominciare a vedere meno grigio.
Grigio, invece, resta il panorama sindacale. Ieri hanno scioperato, da soli, i metalmeccanici della Cgil. Le tute blu di Epifani dicono che l’astensione è stata un successo. La Cisl, che si appresta a firmare con la Uil un accordo separato per il contratto, sostiene che sia stato un fiasco. Un copione già visto, che sembra rappresentare tutto, meno i problemi reali del paese.
Il sindacato, che in settimana ha firmato unito il contratto degli alimentaristi, ma è sul punto di spaccarsi nuovamente sui metalmeccanici, vive un conservatorismo diffuso, che oggi vede in prima fila Epifani, il nuovo interprete del perenne «niet» della Cgil, ieri fotografava Raffaele Bonanni sulle barricate per contrastare le gabbie salariali.

Il nodo del sindacato italiano, non si scioglie con la gara fra chi è più tenero o più duro con la Confindustria, ma con la capacità di saper guardare con lucidità ai cambiamenti che sono avvenuti nella società. Nella consapevolezza che gli interessi dei lavoratori, oggi si difendono interpretando il mutare dei tempi, non fermando l’orologio all’autunno caldo.

IL NOBEL AD OBAMA - Ma a proposito di confusione forse è il caso di dire che anche a Stoccolma non scherzano. Con tutta la considerazione per gli sforzi che Barack Obama sta facendo per arrivare alla pace, assegnare il Nobel al capo del più grande esercito del pianeta, che ha in ballo due guerre e proprio ieri ha annunciato di essere in possesso di una superbomba capace di fare saltare in aria qualunque bunker, anche a settanta metri sottoterra, sembra più una trovata di «scherzi a parte» che una decisione presa in nome del pacifismo.
Ad essere sinceri, nonostante tutto, la notizia più clamorosa della settimana è stata che il pianeta Terra giovedì ha bombardato un corpo celeste chiamato Luna. I terrestri lo hanno fatto a fin di bene, per scoprire se c’è l’acqua. E’ il solito vizietto della Terra di cominciare un’opera buona con un bel bombardamento.