19 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Missione ISAF

Frattini: «La nostra via d'uscita dall'Afghanistan è la pace»

Impegno per «difendere la sicurezza nostra e dell'Occidente»

ROMA - La ragione dell'impegno italiano in Afghanistan consiste fondamentalmente nell'esigenza di «difendere la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dell'Occidente di fronte alla minaccia del terrorismo globale» perché l'Afghanistan «è stato e resta il principale incubatore della rete terroristica che fa capo ad al Qaida»: è quanto scrive in una lettera al Corriere della Sera il ministro degli Esteri Franco Frattini, spiegando che si tratta di «una minaccia esistenziale di fronte alla quale non possiamo abbassare la guardia».

«RICOSTRUIRE LE ISTITUZIONI» - Il terrorismo, segnala Frattini, «crea i propri santuari negli stati deboli, dove le istituzioni locali non sono in grado di controllarne le azioni: ed è questo il caso dell'Afghanistan». E la strategia che l'Italia e i principali alleati stanno seguendo per stabilizzare il paese è «articolata e multiforme»: «oltre a garantire la sicurezza del territorio attraverso le nostre truppe», scrive Frattini, tra le altre cose «stiamo aiutando con risorse economiche e personale civile a ricostruire le istituzioni di di quel paese».

Ma «nessuno tra i paesi alleati», commenta il ministro, «intende restare in Afghanistan sine die»: «siamo però tutti consapevoli che non esistono scorciatoie e che la nostra via d'uscita coincide con la capacità dell'Afghanistan stesso di auto-governarsi e controllare il territorio con le proprie forze», precisa Frattini.