16 luglio 2019
Aggiornato 02:30
Morte Gabriele Sandri

Ultima udienza per l'omicidio Sandri e poi la sentenza

Ad Arezzo Spaccarotella non è in aula, ci sono i tifosi laziali

AREZZO - E' iniziata stamattina quella che potrebbe essere l'ultima udienza, prima della sentenza di primo grado, del processo per la morte di Gabriele Sandri, il giovane tifoso laziale ucciso all'area di servizio di Badia al Pino Est l'11 novembre 2007. L'imputato Luigi Spaccarotella, accusato di omicidio volontario, non è in aula per ascoltare le repliche e controrepliche: per lui il Pm Giuseppe Ledda giovedì scorso ha chiesto 14 anni di reclusione.

Lo stesso magistrato ha affermato che «la corte chiarirà» che quella dell'imputato è «una difesa di facciata». Al termine delle controrepliche, il presidente della corte Mauro Bilancetti deciderà se chiudersi in camera di consiglio con i sei giudici, ed il giudice a latere, per produrre il verdetto, oppure rinviare tutto a domani.

I difensori dell'agente della Polstrada, Federico Bagattini e Francesco Molino, hanno chiesto il riconoscimento della non volontarietà dello sparo fatale a Sandri, e quindi la derubricazione da omicidio volontario a corposo, ferme restando le attenuanti generiche già riconosciute dal Pm Ledda. In aula c'è anche un gruppetto di tifosi laziali, amici di 'Gabbo', che fuori dal Tribunale hanno deposto il grande striscione con scritto «E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele», una sua foto con scritto «Gabriele con noi», ed una bandiera tricolore, anch'essa con la scritta «Giustizia per Gabriele», deposta dalla madre Daniela.