2 dicembre 2020
Aggiornato 07:30
Sperimentazione animale

LAV: «Incentivare metodi alternativi e biobanche umane»

Il CNR festeggia 10 anni di topi geneticamente modificati, «archiviati» in un centro a Monterotondo (Roma)

ROMA - «Nonostante siano disponibili numerosi metodi di indagine che non ricorrono ad animali vivi, continuano ad essere finanziate e autorizzate procedure che comportano alti e protratti livelli di dolore negli animali utilizzati», questo il commento di Michela Kuan, biologa responsabile LAV Vivisezione alla notizia che il Consiglio Nazionale delle Ricerche «A. Buzzati Traverso» di Monterotondo (Roma), festeggia i dieci anni di attività, con 1600 diversi ceppi di topi, archiviati mediante crio-conservazione, mutati geneticamente in modo da riprodurre le malattie umane per lo studio di patologie neurodegenerative, tossicodipendenze e sindromi cardio-vascolari.

«Invece di finanziare progetti che prevedono l’uso di animali, andrebbero incoraggiate le biobanche umane che conservano pezzi anatomici provenienti da donatori, consapevoli, in cui la malattia è insorta naturalmente e non artificialmente come negli animali», prosegue Michela Kuan.

Le aliquote, rese anonime, sono utilizzate per testare su quel preciso tipo di malattia l'efficacia di farmaci innovativi o di innovative modalità di combinazione senza avere problemi di natura etica né di interpretazione del dato scientifico.

La ricerca dovrebbe abbandonare il business della sperimentazione animale per percorrere vie etiche e , nei fatti, utili per tutti i malati che ogni giorno aspettano e finanziano studi per curare le malattie che li affliggono.

Inoltre l’utilizzo del modello animale per sostanze quali droghe e alcool è un doppio errore, in quanto si basa su una specie diversa per anatomia, fisiologia e caratteristiche evolutive; ed inoltre, mai come in questo caso, studia  le reazioni di dipendenza da sostanze d’abuso che coinvolgono anche la sfera psicologica unica nella specie umana.

La ricerca di base ha compiuto grandi passi avanti ricorrendo a metodi che studiano direttamente la nostra specie e non grazie all’utilizzo del modello animale i cui dati hanno oggettivi problemi di trasferibilità, infatti gli animali vengono geneticamente modificati perché non abbastanza simili all’uomo.

«La sperimentazione animale non è un male necessario, ma curabile. L’Italia deve adeguarsi all’ottica europea legislativa e scientifica che incoraggia il progressivo abbandono degli animali nella ricerca a favore di metodologie etiche e scientificamente attendibili», conclude Michela Kuan.