27 febbraio 2020
Aggiornato 23:30

Immigrati: Il piano in sei punti di Frattini per l'UE

«Onere non può essere solo per Stati in prima linea»

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha illustrato questa mattina un piano in sei punti ai suoi colleghi della Ue per fronteggiare insieme il fenomeno della immigrazione clandestina, alla luce del recente scontro, poi rientrato, con Malta.

Secondo Frattini è urgente stabilire un quadro comune di riferimento per affrontare un'emergenza «il cui onere non può essere sopportato esclusivamente dagli Stati membri in prima linea». Per cui, secondo il nostro ministro, i principi contenuti nel Patto europeo approvato lo scorso anno «devono essere tradotti quanto prima in regole chiare e comportamenti coerenti».

Frattini invita, dunque, ad un rinnovato impegno europeo per il quale «invitiamo la Commissione a formulare prima della scadenza del suo mandato proposte operative», sulla base del piano in sei punti che il ministro ha illustrato ai suoi colleghi.

Il primo punto è «la definizione di meccanismi vincolanti e condivisi a livello comunitario in materia di ricerca e soccorso dei migranti in mare che evitino divergenti interpretazioni del diritto internazionale».

Immediatamente dopo, Frattini chiede la «individuazione di criteri di ripartizione tra Stati membri in materia di accoglienza dei migranti intercettati in mare, favorendo altresì il reinserimento dei beneficiari di protezione internazionale e l'adeguamento delle risorse finanziarie».

Il terzo punto illustrato da Frattini è «il rilancio della politica europea di riammissione, offrendo concreti incentivi ai Paesi terzi in termini di assistenza tecnica e di immigrazione legale». Strettamente legato a questo vi è la promozione «del più ampio coinvolgimento di Paesi terzi nelle attività di pattugliamento congiunto svolte da Frontex, in modo che questa agenzia possa esercitare pienamente la sua missione di coordinamento del controllo della frontiere esterna dell'Ue e far fronte a situazioni di crisi».

Quinto punto illustrato dal ministro è il «rilancio della cooperazione con la Libia nel settore dell'immigrazione, attraverso la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere meridionali libiche. L'Italia, che è disposta a finanziare la metà dei costi, chiede che l'Ue assicuri la copertura della restante parte e avvii quanto prima le necessarie valutazione tecniche».

L'ultimo punto sostenuto dal ministro italiano invita a porre come centrali «i temi migratori nel contesto del negoziato per la definizione di un Accordo quadro Ue-Libia, tenendo presente l'importanza strategica per l'Ue di iniziare un percorso comune di ampio respiro con la Libia anche in questo settore».