21 giugno 2024
Aggiornato 10:00

Berlusconi frena la Lega: chiede troppo. Bossi: colpa pressioni PDL

Dietro tensioni crescita Carroccio in sondaggi e amministrative

ROMA - «Non possono avere tutto. Sappiamo che sono interlocutori esigenti e che si battono per le loro idee» ma «non si può sempre dire di sì». Silvio Berlusconi attacca la Lega di Bossi tracciando un solco netto tra le posizioni di Forza Italia - che il premier vuole moderate - e quelle del Carroccio che su temi come immigrazione e sicurezza, se non altro, rispondono ad un elettorato più 'estremo'. La replica arriva da Umberto Bossi, che però tiene bassi i toni: «Berlusconi è un amico, alla fine troviamo sempre l'equilibrio».

PRESSIONI DEL PDL - Per il leader del Carroccio l'affondo del premier nasce infatti dalle «pressioni del Pdl», accentuate dall'imminente congresso, non certo da problemi nel loro rapporto. Un distinguo, quello di Berlusconi, che prende lo spunto dalla mini-bufera sui 'medici-spia' ma che cerca principalmente di arginare la 'voracità' leghista che anche sulle ronde ha staccato a proprio favore una cedola elettorale «facendo pagare a noi la strumentalizzazione dell'opposizione e dei media». Il premier già ieri, incontrando gli europarlamentari, aveva spiegato: «Loro portano avanti le loro battaglie anche grazie a noi, incassano consenso, e poi vengono a battere cassa da me».

SONDAGGI - La preoccupazione di Berlusconi, paradossalmente, nasce dai lusinghieri sondaggi che vedono crescere, in vista delle europee, il consenso verso il Pdl (42,1%), ma anche e soprattutto verso la Lega (9,1%). Una percentuale, avrebbe precisato Berlusconi in più di un ragionamento, che se viene disaggregata «vede la Lega addirittura arrivare al 30% in alcune regioni. E grazie a questa loro forza - avrebbe osservato ancora Berlusconi - poi vengono da me e alzano le richieste». Anche sulle amministrative, partita ancora da chiudere definitivamente. Dichiarandosi «pronto a modificare il testo», Berlusconi non risponde dunque solo ai '101' firmatari (in serata giunti a quota 170) ma manda anche un segnale a Bossi per dire: 'margini d'azione sì, ma solo fino ad un certo punto'.

E di fughe in avanti o di intransigenze legislative al limite della discriminazione (proprio oggi l'Italia è stata accusata dal Comitato dell'Ilo di intolleranza nei confronti degli immigrati) Berlusconi non ne ha bisogno. «Se servono a loro per guadagnare voti, non servono certo a noi per guadagnarci e consolidare anche credito internazionale», avrebbe spiegato Berlusconi ad alcuni europarlamentari. Anche e soprattutto a poco più di una settimana dalla richiesta che il Pdl farà di ingresso nel Ppe (contesto in cui tra l'altro Berlusconi ha parlato oggi) che però oggi lo ha messo 'sotto osservazione' per la presenza di ex missini tra i suoi deputati. Un distinguo che prende lo spunto dalla mini-bufera sui 'medici-spia' per i quali il Cavaliere si è trovato quasi in minoranza davanti alla propria maggioranza che, subito, ha detto 'no' alla fiducia e, poi, ha chiesto di cancellare (presentando un emendamento al testo) quella norma.

La Lega sceglie però la linea del dialogo, sia nei toni delle repliche, sia nel merito della questione. E' Roberto Calderoli a fare anche questa volta da mediatore, spiegando di «avere in testa un'idea» per risolvere la contesa sui 'medici-spia', di cui parlerà con Roberto Maroni all'inizio della prossima settimana. Con la benedizione di Bossi, che rimette la questione nelle mani di Maroni. E Bossi è più che conciliante con «l'amico Silvio»: «Non ha detto mica cose strane, ha detto cose equilibrate». Anche Calderoli ostenta tranquillità: «Preoccupato? Figuriamoci, le settimane prima dei congressi non sono mai periodi normali». Insomma, gli uomini del Carroccio mostrano la calma dei forti, per primi consapevoli dei sondaggi che li danno in forte ascesa e primo partito in molte aree del Nord. Nè li può preoccupare lo smarcamento di Berlusconi rispetto ai loro cavalli di battaglia: «Così prendiamo ancora più voti», dice un deputato autorevole. E se la base leghista dovesse mal digerire gli attacchi del premier, Bossi assicura: «Hanno fede in me, riesco a farli ragionare». Tanto più che «l'ideale» per cui si batte il Carroccio, il federalismo, viaggia spedito nell'Aula della Camera.