11 luglio 2020
Aggiornato 22:30
Intercettazioni/sicurezza

«Alfano e Maroni sono agli antipodi»

Lo dichiara intervenendo al Gr Parlamento la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti

«Se è vero che la maggioranza ha sconfessato il ministro Alfano ed ha reintrodotto nel regime intercettazioni alcuni gravi reati (e si tratta di reati gravissimi come lo violenza sessuale, il rapimento, l'usura, la rapina, l'incendio doloso, che Alfano ed il Cdm avevano eliminato) è altrettanto vero che la maggioranza con la complicità del Governo sta consapevolmente depotenziando uno strumento importantissimo ai fini delle indagini».

Lo dichiara intervenendo al Gr Parlamento la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, che aggiunge, «l'inserimento dei 'gravi indizi di colpevolezza' come presupposto per l'avvio delle intercettazioni rappresenta un grave attacco alla sicurezza dei cittadini. In sostanza si impone alla polizia di poter investigare attraverso le intercettazioni solo quando già si è conoscenza dei colpevoli. Ma allora - si chiede la deputata democratica - che senso ha intercettare quando già si hanno gli elementi per poter assicurare il colpevole alla giustizia? E poi, nell'immediatezza dei fatti, quando c'è urgenza di intervenire per identificare gli autori di gravi reati che cosa deve fare la polizia: aspettare che si materializzi un colpevole gravemente indiziato per poter attivare il controllo di conversazioni ambientali e telefoniche che in alcuni casi sono assolutamente indispensabili, e insostituibili?».

«Con il ddl intercettazioni il governo compromette l'uso di un importante strumento di ricerca della prova che negli anni ha portato alla soluzioni di numerosi casi di grave allarme sociale. Si tratta di una follia bella e buona e di un grave errore politico. E poi, in una giornata come questa, in cui si fanno tanti proclami sulla sicurezza, ci chiediamo cosa pensa il ministro Maroni delle norme tanto care al ministro Alfano che sono agli antipodi di qualsiasi politica per la sicurezza».