5 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
Crisi Medio Oriente

Accordo all'ONU ma a Gaza è ancora guerra

783 vittime dall'inizio dell'offensiva israeliana

14° giorno di guerra in Medio Oriente. Ma da oggi l'eco di ogni bomba che cade nella Striscia di Gaza e di ogni razzo lanciato su Israele si sentirà forte e chiara anche nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite. La diplomazia internazionale è riuscita infatti ad ottenere un accordo quasi inaspettato. Importante la regia inglese per una risoluzione accettata da tutti i paesi arabi. Solo gli USA si sono astenuti, ritenendo opportuno attedere gli esiti dell'iniziativa franco - egiziana. Nella risoluzione il Consiglio di Sicurezza chiede un cessate il fuoco «immediato e duraturo» nella Striscia di Gaza, che porti a un «ritiro totale» delle forze israeliane dal territorio palestinese e condanna poi «tutte le violenze e le ostilità contro i civili e tutti gli atti di terrorismo» ed esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi per arrivare ad accordi e garanzie «per mantenere un cessate il fuoco duraturo e la calma, come il contrasto al traffico di armi e munizioni e la riapertura dei valichi».

Di fatto però nella Striscia di Gaza è ancora guerra. Il ministro degli esteri di Israele Livni ha ribadito in un comunicato che Israele agirà solo sulla base dei propri interessi. «in base alle proprie considerazioni, alle necessità di sicurezza dei suoi cittadini e del suo diritto all'autodifesa», non facendo riferimentio alcuno al cessate il fuoco. Anche Hamas ha respinto la risoluzione del CdS dell'ONU: «non ci riguarda», ha detto Osama Hamdan, rappresentante di Hamas in Libano, «non siamo stati consultati in merito e non prende in considerazione il nostro punto di vista e gli interessi del nostro popolo».

Il cessate il fuoco chiesto dalla comunità internazionale non può però rimanere inascoltato, soprattutto per impedire ulteriori vittime tra i civili e permettere il passagio dei convogli umanitari. Solo nelle ultime 48 ore sarebbero almeno venti le vittime civili tra la popolazione di Gaza. Il numero complessivo delle vittime palestinesi accertate sale così ad almeno 783, più di un terzo delle quali erano bambini, sebbene negli ambienti sanitari del posto si parli di oltre ottocento; i feriti superano largamente le 3.200 unità, compresi sessanta in giornata. Sarebbero 257 i bambini uccisi in due settimane di guerra secondo fonti delle Nazioni Unite. L'Onu ha poi spiegato che altri 1.080 bambini sono rimasti feriti dall'inizio delle ostilità a oggi. L'Europa sta passando al vaglio la possibilità di schierare una forza di interposizione come già fatto in Libano, in seguito alla conferenza di pace di Roma del 2006, con il tacito appoggio degli Stati Uniti.

Difficile avere informazione dai territori. La Striscia è circondata dalle truppe israeliane e pochi sono i giornalisti che riescono ad accedervi. Ringraziamo per questo tutti coloro che si trovano in prima linea, per fare conoscere al mondo quanto sta accadendo nella Striscia e darci un punto di vista alternativo a quello delle agenzie stampa. Dal PDnetwork gral ci segnala il sito di Vittorio Arrigoni, pacifista, giornalista freelance e corrispondente per il manifesto. Sul suo blog,è possibile avere uno spaccato delle sofferenze e della tragicità della guerra, che molti telegiornali non ci fanno vedere. Perchè al di là delle posizioni politiche sulla guerra dovrebbero contare solo le vittime e le sofferenze dei popoli e delle persone,che sembrano ormai aver perso ogni speranza. Come dice un dottore palestinese intervistato da Arrigoni: «Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.»

Importante allora continuare intensamente l'azione politica per porre fine alle ostilità, per »non rassegnarsi alla guerra e rimettere in moto il processo di pace», come detto ieri da Walter Veltroni e Piero Fassino. Intervenuto ai microfoni di YouDem, il responsabilie esteri del governo ombra ha spiegato di aver ribadito ai due diplomatici che «la posizione del Partito Democratico è per un immediato cessate il fuoco per consentire i soccorsi umanitari necessari alla popolazione di Gaza e riprendere il cammino politico per la pace». Secondo l'esponente del Pd, infatti, «la pace si può raggiungere solo se negoziata e condivisa. Non c'è una soluzione militare al conflitto in Medio Oriente, ma solo una soluzione politica». «Dobbiamo lavorare - conclude Fassino - perché la guerra si interrompa immediatamente, al di là delle diverse opinioni che si possono avere sulle cause che hanno portato all'escalation di violenza».

«Prioritario in queste ore – ha sottolineato Walter Veltroni – è continuare ad agire per raggiungere un cessate il fuoco, sostenibile e definitivo, che consenta di interrompere la spirale di lutti e sofferenze, di garantire gli aiuti umanitari alle popolazioni civili e di riprendere il cammino di una pace negoziata». «Il Partito Democratico, – ha sottolineato il Segretario del PD – che da sempre considera la pace in Medio Oriente una priorità della sua agenda politica, continuerà a sviluppare fin dai prossimi giorni, in Italia e sul piano internazionale, un programma di iniziative e di incontri con l’obiettivo di restituire parola alla politica e alla ricerca di un’intesa tra le parti».