23 agosto 2019
Aggiornato 10:30
Emersione del lavoro sommerso nel campo del lavoro di cura domiciliare

Regolarizzazione badanti: un progetto della Regione

Si chiama progetto R.O.S.A. (Rete Occupazione Servizi Assistenziali) il progetto finanziato dal Ministero per le pari opportunità

Si chiama progetto R.O.S.A. (Rete Occupazione Servizi Assistenziali) il progetto finanziato dal Ministero per le pari opportunità per l’emersione del lavoro sommerso nel campo del lavoro di cura domiciliare (principalmente per le cosiddette «badanti»). Lo hanno presentato oggi gli assessori Gentile (Solidarietà) e Barbieri (Lavoro), insieme al presidente Vendola e agli assessori provinciali.

A proporlo infatti sono stati gli assessorati regionali alla solidarietà e al lavoro con le cinque province pugliesi e una rosa di altri soggetti coinvolti nella governance tra cui l’Anci, CGIL, CISL, Uil, la Commissione regionale per le pari opportunità, l’Ufficio consigliera provinciale di parità di Lecce e di Taranto. Scopo specifico del progetto è favorire l’emersione del lavoro non regolare nel settore del lavoro di cura attraverso un sistema di azioni che da un lato intervengano direttamente sul sostegno alla domanda di cura (attraverso ad esempio gli incentivi alle famiglie beneficiarie e il supporto alla sottoscrizione del contratto di lavoro), dall’altro agiscano indirettamente per approfondire la conoscenza del fenomeno e comprenderne le cause che determinano il ricorso al lavoro nero; creare un sistema pubblico che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore del lavoro di cura domiciliare; consentire alle donne lavoratrici di usufruire di una formazione continua e disegnata sui propri bisogni professionali; creare un sistema che consenta alle donne lavoratrici di conciliare i tempi di vita e di lavoro con quelli della propria famiglia; garantire una qualità del lavoro di cura attraverso lo sviluppo di conoscenze e competenze coerenti con il lavoro di cura domiciliare; sviluppare una cooperazione istituzionale regionale capace di sostenere le azioni previste dal progetto nel tempo attraverso una integrazione tra politiche del lavoro, della formazione e di integrazione sociale. Duplice la tipologia di destinatari delle azioni progettuali: da una parte tutti quei soggetti che assistono a domicilio le persone disabili, in convalescenza o con problemi di impedimento psicofisico che le aiutano a svolgere le normali attività quotidiane, anche extracomunitarie, dall’altra i nuclei familiari che richiedono assistenza personale domiciliare. Due le macroaree di azioni previste: la prima indirizzata alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro con una serie di azioni mirate tra cui l’erogazione di incentivi con il pagamento dei contributi orari e mirati anche allo snellimento del lavoro burocratico; la seconda ha come obiettivo il supporto alla regolarizzazione attraverso percorsi di formazione specifica, campagne di comunicazione e sensibilizzazione, indagini per la conoscenza del lavoro sommerso, oltre che tutte quelle azioni di sviluppo e consolidamento del sistema di governance e di coordinamento del progetto.

Oltre un milione di euro il costo delle azioni previste a valere sui fondi ministeriali, in aggiunta ad un cospicuo cofinanziamento della Regione Puglia (la somma totale impegnata è di circa 1,5 milioni di euro). «Gli interventi previsti nel progetto – commenta l’assessore regionale alla solidarietà sociale Elena Gentile – si collocano coerentemente con le scelte di politica sociale e di contrasto al lavoro non regolare della Regione Puglia. La nuova programmazione sociale e sociosanitaria – continua la Gentile - intende profondamente innovare le caratteristiche strutturali e organizzative delle reti di servizi ed ha individuato alcune priorità strategiche rispetto alla qualità e all’efficacia degli interventi, nonché rispetto alla sostenibilità delle politiche e alla capacità di ampliare il bacino di offerta dei servizi. Tra queste, senz’altro la qualificazione del lavoro di cura e il riconoscimento esplicito del carico di cura che ricade sui nuclei familiari». Rilevanti i risultati che il progetto ha in cantiere: «almeno 800 contratti di lavoro con le agevolazioni concesse oltre alla stipula delle relative convenzioni con le organizzazioni datoriali coinvolte e, soprattutto, la conoscenza reale delle dinamiche del mercato del lavoro di cura a domicilio» spiega spiega ancora l’assessore Gentile.

«Poi – conclude – la creazione di una rete infrastrutturale territoriale e telematica di servizi per l’incontro domanda offerta del lavoro di cura attraverso una forte collaborazione interistituzionale, con servizi specifici, in ciascuna provincia pugliese». Il progetto si coniuga idealmente con l’intervento già proposto e approvato attraverso una specifica intesa tra Stato e Regione Puglia che prevede la qualificazione del lavoro delle assistenti familiari attraverso la previsione di servizi ad hoc presso gli Ambiti territoriali, per una spesa di progetto complessiva pari a oltre 3 milioni di euro. «Si tratta – ha spiegato l’assessore Barbieri – dell’unico progetto di questo tipo finanziato dal dipartimento delle Pari opportunità. Circa 2/3 dei fondi saranno messi a disposizione per il pagamento dei contributi, per il sostegno alle famiglie per la gestione burocratica e per le attività formative delle badanti, rivolto soprattutto a integrare il «passaparola» che è oggi alla base del rapporto domanda-offerta di lavoro. I fondi a disposizione non sono enormi, ma si tratta di una aiuto alle lavoratrici, che soprattutto sono donne, ad uscire dal «nero», situazione in cui ricadono anche a causa della legge Bossi-Fini che impedisce o rende difficile l’ingresso in Italia anche alle lavoratrici del settore che un impiego già ce l’hanno».