31 marzo 2020
Aggiornato 09:00
«La tregua olimpica è stata infranta. In Tibet come in Georgia»

Giovanna Melandri: «La politica ha perso la chance di aiutare il dialogo sul Tibet»

Intervista di Umberto De Giovannangeli - L'Unità

«La tregua olimpica è stata infranta. In Tibet come in Georgia. E questo è un fatto politicamente molto grave». A sostenerlo è Giovanna Melandri, ministra delle Comunicazioni nel governo ombra del Pd, già titolare del dicastero per le Politiche giovanili e le Attività sportive.

«I potenti della Terra - rileva Melandri - hanno sbagliato a presenziare alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici. Il loro «omaggio» al governo cinese ha contribuito a derubricare la questione del rispetto dei diritti umani in Cina e la tragedia del Tibet». Una critica che investe direttamente il governo italiano: «Berlusconi non ha presenziato ma lo ha fatto il ministro degli Esteri, Franco Frattini - rileva la «ministra-ombra» del Pd - e la sua presenza è politicamente censurabile». «Ora - aggiunge - la comunità internazionale deve sostenere lo sforzo del Dalai Lama di riannodare il filo del dialogo e del negoziato con il governo cinese».

L’Avvenire titola: luci su Pechino, buio sul Tibet. Il mondo si è dimenticato della tragedia tibetana?
«Il calvario del popolo tibetano continua. Dopo le parole del Dalai Lama a «Le Monde» abbiamo compreso che quel calvario non si è interrotto nemmeno nei giorni della tregua olimpica. Io penso che la parata dei leader politici che hanno preso parte all’inaugurazione dei Giochi olimpici abbia contribuito a innalzare questa cortina di silenzio sul dramma del Tibet come sul mancato rispetto dei diritti umani da parte delle autorità cinesi. Quell’»omaggio» dei potenti della Terra a Pechino non doveva essere fatto. Quella parata ha contribuito a derubricare il problema dei diritti umani e della vicenda tibetana. E c’è di più...».

Cosa «di più»?
«Poche ore dopo che gli atleti di tutte le nazioni sfilavano nello stadio olimpico di Pechino, la Russia attaccava la Georgia...Lo ha detto molto bene una grande atleta, Valentina Vezzali, che ci ha fatto appassionare in queste settimane: la tregua olimpica non è stata rispettata. E questo è un fatto politicamente molto grave».

E l’Italia?
«Sarebbe stato molto meglio se il governo italiano avesse deciso di non accompagnare, sul piano istituzionale, i nostri atleti che peraltro stanno conducendo ancora le loro gare. È vero che Berlusconi non è andato, ma lo ha fatto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.
Tutto questo non ha aiutato e non non sta aiutando non solo la causa tibetana ma direi anche quella del dialogo e del negoziato tra il Dalai Lama e la Cina. La comunità internazionale, anche attraverso lo spirito olimpico, poteva aiutare a riannodare il filo del dialogo e della trattativa tra il Dalai Lama e il governo cinese; mi pare che invece questo non solo non è avvenuto ma non vediamo alcun segnale di una riapertura di dialogo e di negoziato. I dati politici sono noti: i tibetani non chiedono l’indipendenza. Chiedono il riconoscimento di un’autonomia culturale e religiosa che non mette a repentaglio l’integrità territoriale o la sovranità nazionale della Cina.
Io ho sempre pensato che non bisognava caricare sugli atleti scelte politiche e istituzionali che competono ai governi. Per questo mi è sembrata una uscita infelice quella della ministra Meloni che chiedeva agli atleti di non sfilare il giorno della inaugurazione; così come mi pareva sbagliato chiedere agli atleti di boicottare i Giochi olimpici. Sono tutte sciocchezze. Perché gli atleti si misurano ogni quattro anni con questa grande prova.
Mentre invece mi sarei aspettata che la comunità internazionale, a cominciare dall’Europa, e anche il nostro governo fossero ben più fermi e decisi nell’assumere una posizione politica, che compete alle istituzioni e al mondo politico e non agli atleti, dimostrando una volontà di farsi parte attiva nella ripresa del dialogo tra il Dalai Lama e il governo cinese. Purtroppo questo impegno non c’è stato. Perchè da Sarkozy a Frattini sono tutti accorsi a Pechino...».

E adesso?
«Adesso credo che bisogna assolutamente sostenere gli sforzi del Dalai Lama per riannodare i fili di un negoziato che faccia dell’autonomia culturale del Tibet un punto di confronto con le istituzioni cinesi».

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