16 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Promosse le acque del Maggiore. In Lombardia inquinato il 43% dei prelievi

Goletta Laghi: promosso il Maggiore ma nei laghi italiani 1 campione su 3 è oltre i limiti

Legambiente: «Urgente il completamento degli impianti per la depurazione delle acque reflue. Stop alla cementificazione delle coste»

Nessun caso grave di inquinamento microbiologico di origine fecale nelle acque del lago Maggiore. Con l’84% dei campioni entro i limiti di legge, il secondo specchio d’acqua della penisola supera l’esame della Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente per il monitoraggio delle acque di balneazione lacustri, che conclude oggi a Milano il suo viaggio. Nel corso dell’ultima tappa della campagna realizzata con il contributo di Cobat (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) e COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati), i tecnici di Legambiente hanno messo sotto la lente di ingrandimento anche le acque dell’Idroscalo, risultate pulite ma attualmente chiuse alla balneazione per motivi di sicurezza.

Se è positivo il dato del Maggiore, la fotografia scattata da Legambiente evidenzia invece come appartengano al Nord i verdetti più preoccupanti riguardo lo stato di salute dei laghi italiani. L’ultimo nella classifica della Lombardia è il lago di Como che, con il 65% dei campioni fuori dai limiti di legge, di cui il 35% in modo grave, non supera, per il terzo anno consecutivo, l’esame della Goletta dei Laghi, soprattutto a causa della non completa depurazione dei reflui del territorio comasco. Preoccupano ancora anche le acque dell’Iseo, dove risultano oltre i limiti il 45% dei campioni, con due campioni su sei gravemente inquinati, mentre sul lago di Lugano sono due su cinque i prelievi oltre la soglia. E’ invece in miglioramento il bilancio emerso sulle acque del Garda, dove risulta pulito il 67% dei campioni.

«Nel trarre un bilancio sui laghi lombardi – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – il dato del 43% dei campioni analizzati fuori norma dice che, anche se a fronte di un lento miglioramento della balneabilità, soprattutto per il Garda e il Maggiore, siamo ancora in ritardo nell'attuare i doverosi investimenti in opere di depurazione, come dimostra la preoccupante situazione riscontrata sul lago di Como. Estremamente critiche invece le condizioni legate ai bacini minori, come il Lago di Varese, l'Idro, i laghi di Mantova, che richiedono mirate azioni risanamento per conseguire gli obiettivi di qualità imposti dalle direttive comunitarie sullo stato ecologico delle acque entro la scadenza perentoria del 2016. Interventi che, se attuati con successo, potranno determinare anche consistenti benefici economici per il turismo, settore che ha nei laghi la sua eccellenza. Ad una condizione però: che si arresti subito la piaga della cementificazione delle coste e degli entroterra, grave attentato paesaggistico contro cui occorre che la Regione abbandoni la propria irresponsabile politica urbanistica deregolativa».

Entrando nel dettaglio dei dati sul lago Maggiore, sono tre i campioni d’acqua risultati lievemente oltre i limiti di legge: sulla sponda lombarda, dove si segnala l’aumento negli anni del numero di spiagge non più campionate dalle Asl perché non idonee alla balneazione, è risultato leggermente inquinato il prelievo nel comune di Laveno (Va), mentre su quella piemontese sono lievemente oltre i limiti i campioni di Verbania e Dormelletto (No).

«E’ nel complesso favorevole l’analisi delle acque di balneazione piemontesi nel lago Maggiore – dichiara Vanda Bonardo, presidente di Legambiente Piemonte –. Non dimentichiamo però che il vero male giace sui fondali di questo lago, vittima per anni di sversamenti incontrollati di sostanze chimiche e metalli pesanti altamente tossici, come il Ddt e il mercurio, da parte dell’area industriale di Pieve Vergonte. Ancora oggi in questo sito esiste l’impianto cloro-soda che utilizza la tecnologia obsoleta al mercurio che per decenni ha inquinato il Maggiore attraverso il fiume Toce. E’ urgente la riconversione dell’impianto, la bonifica dell’area industriale e il risanamento ambientale delle zone inquinate, compreso il fondo del lago».

Nei 29 specchi d’acqua monitorati dalla campagna in 7 regioni della penisola l’inquinamento microbiologico di origine fecale è risultato fuori dai limiti nel 33% dei casi (pari a 1 campione su 3), nei 180 prelievi analizzati dai tecnici di Legambiente. Una percentuale di oltre 4 volte superiore a quella riscontrata sul mare dalla Goletta Verde, che a metà del suo viaggio di quest’estate, ha rilevato una presenza batterica eccessiva solo nell’8% dei campioni monitorati lungo le coste della penisola. Allarmante inoltre il dato emerso dalle analisi della Goletta dei Laghi alle foci dei fiumi che si riversano nei nostri specchi d’acqua, risultate inquinate nell’83% dei casi, di cui il 50% gravemente oltre i limiti.

«Anche quest’anno, la situazione sui nostri laghi resta preoccupante come conferma il confronto con i dati della Goletta Verde sul mare – afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente –. In un periodo in cui si ricomincia a parlare di grandi opere pubbliche spesso inutili, è indispensabile non disperdere le risorse e finalizzarle alle infrastrutture realmente necessarie, come la realizzazione o il completamento dei sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue civili. E’ indispensabile intervenire per migliorare lo stato ecologico dei laghi, riducendo i fenomeni di eutrofizzazione e l’inquinamento derivante dalle attività industriali e agricole. Occorre infine fermare l’aggressione a questi veri e propri gioielli, che subiscono ancora troppo l’impatto di un turismo poco sostenibile e una cementificazione sempre più evidente delle loro coste».

Dal Piemonte un verdetto negativo arriva dalle acque dell’Avigliana Grande, dove risulta oltre i limiti di legge il 40% dei campioni mentre è buono il bilancio degli altri due laghi balneabili della regione, con un solo campione fuori dai limiti di legge sul bacino di Viverone e il 100% di prelievi puliti nelle acque del Sirio.

Il Trentino si distingue positivamente nella classifica nazionale delle acque lacustri, grazie anche ai buoni risultati del lago di Caldonazzo, dove la presenza batterica supera lievemente i limiti in un solo punto di monitoraggio su sei, e del bacino di Levico.

In Umbria, risultano pulite le acque del Trasimeno, dove i tecnici della Goletta dei Laghi non hanno riscontrato nessun caso di inquinamento microbiologico di origine fecale nei nove campioni analizzati, mentre sul lago di Piediluco risultano inquinati due prelievi su cinque.

Scendendo verso sud, è il lago del Turano a detenere la maglia nera dei laghi del Lazio, seguito da  Bracciano, con tre punti di monitoraggio su sei oltre fuori dai limiti, di cui due gravemente inquinati. Con il 100% dei campioni puliti conquistano quest’anno la vetta della classifica regionale i laghi di Nemi, San Puoto e del Salto, seguiti da Bolsena (con il 10% dei campioni fuori dai limiti), Albano (17%), Vico e Martignano (25%).

Fra le new entry dell’itinerario 2008 della Goletta dei Laghi spicca infine il risultato del lago di Scanno in Abruzzo, dove l’ottima qualità delle acque di balneazione completa un quadro paesaggistico preservato.

Lungo il suo itinerario in sette regioni d’Italia, Legambiente ha effettuato prelievi in punti rappresentativi dei laghi, che in parte ricalcano quelli monitorati dagli enti preposti al controllo. Le analisi di Goletta dei Laghi – Cigno Azzurro restituiscono un’istantanea sullo stato di salute delle acque in tempo reale e non vogliono in alcun modo sostituirsi alla valutazione sulla balneabilità delle Asl, Agenzie Regionali (Arpa) e Provinciali  (Appa) per la Protezione dell’Ambiente. Legambiente ha selezionato i punti di prelievo, anche in base alla presenza di bagnanti, tra le aree balneabili e zone di particolare criticità, quali immissari e scarichi.

Alla conferenza stampa di chiusura della campagna, che si è tenuta questa mattina a Milano presso la sede di Legambiente Lombardia, sono intervenuti, fra gli altri, Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente; Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia; Raffaele Tiscar, direttore generale Reti, Servizi di pubblica utilità e Sviluppo sostenibile della Regione Lombardia; Luigi Guidetti, Responsabile Dipartimento del VCO Arpa Piemonte; Antonio Mastrostefano, vice presidente del COOU; Giancarlo Morandi, presidente del Cobat.

«Siamo orgogliosi di sostenere questa iniziativa – ha affermato Giancarlo Morandi, presidente del Cobat – che testimonia l’impegno concreto accanto a Legambiente di promuovere una piena e consapevole difesa dell’ambiente naturale e prevenire comportamenti illeciti sulle acque italiane. Giunto al suo ventesimo anniversario, il Cobat si conferma un Consorzio di eccellenza a livello internazionale, grazie alla propria attenzione e al proprio impegno alla tutela ambientale e alla sensibilizzazione dei cittadini. Attraverso accordi con le amministrazioni locali e campagne d’informazione su tutto il territorio nazionale, il Consorzio assicura infatti una corretta gestione delle batterie al piombo esauste, un rifiuto altamente pericoloso per l’ambiente e la salute dei cittadini. Oltre alla raccolta delle batterie al piombo, da qualche mese il Cobat ha avviato anche un progetto pilota con la Provincia di Lecco per la raccolta ed il successivo riciclo delle batterie portatili esauste provenienti dai cittadini, attraverso punti di raccolta distribuiti sul territorio: un’iniziativa importante e necessaria per affrontare una delle principali e più urgenti sfide della politica ambientale nazionale».

«L'olio lubrificante usato – ha detto Antonio Mastrostefano, vice presidente del Consorzio Obbligatorio Oli Usati - è un rifiuto pericoloso. Basti pensare che, il normale cambio di un’auto - 4 kg di olio usato - se versati in un lago, inquinano una superficie grande quanto un campo da calcio. Ma se correttamente recuperato può trasformarsi in una preziosa risorsa economica. In 25 anni di attività, attraverso la rigenerazione, il COOU ha consentito all’Italia di risparmiare 1 miliardo di euro sulle importazioni di petrolio. Risultati del genere sono resi possibili anche grazie alla collaborazione di tutti; partecipare a «Goletta dei laghi» ci consente di rafforzare l’alleanza con il nostro interlocutore più importante: il cittadino».